Un po’ di storia: la macchina da cucire

La macchina da cucire si presenta oggi come uno strumento digitalizzato e tecnologico in grado di creare modelli fantasiosi e realizzare cuciture complesse e sempre diverse in pochi attimi. Ma non è sempre stato così.

Anzi, niente meglio della macchina da cucire è un esempio dell’evoluzione dei tempi e dell’importanza dell’industria manifatturiera nella storia dell’uomo. Vediamo insieme brevemente l’evoluzione di questo apparecchio dai modelli delle origini azionati a mano ai ritrovati più moderni dotati di motore elettrico, computerizzati ed automatizzati.

Le origini

L’anno di invenzione della macchina da cucire è incerto poiché sono stati depositati diversi brevetti da persone diverse nel corso degli anni. Per convenzione, si è scelto il 1842 come data della nascita della macchina da cucire, anche se l’idea di cucire meccanicamente circolava già da un centinaio d’anni.

Questo strumento ha dato una vera e propria svolta all’industria manifatturiera. Infatti, la produzione su larga scala di macchine da cucire e il loro inserimento nelle fabbriche e nelle botteghe ha dato il via ad una velocizzazione della creazione d’abiti e ai primi nuclei industriali di produzione in serie.

Ovviamente, le macchine da cucire originali non avevano nulla a che vedere con gli apparecchi iper tecnologici a cui siamo abituati noi oggi. Le prime macchine erano azionate a mano, il perfezionamento ha poi portato ad un azionamento a pedale che permetteva di avere entrambe le mani libere e di poter maneggiare il tessuto più facilmente. Modifiche successive hanno portato alla facilitazione di lavori quali l’occhiellatura, il rammendo, il soprafilo la cucitura dei bottoni e il ricamo.

I giorni nostri

Oggigiorno la macchina da cucire è diventata praticamente un’entità autonoma a cui vengono impartite direttive tramite un computer che vengono poi eseguite alla lettera, senza bisogno di un eccessivo e costante intervento umano. Paradossalmente, il perfezionamento e l’innovazione raggiunta dalle case produttrici non ha reso questo strumento più diffuso e presente nelle case dei cittadini.

È raro, infatti, trovare qualcuno che abbia in casa una macchina da cucire digitalizzata e computerizzata. Questo non significa che questo dispositivo stia cadendo in disuso, ma che la familiarità del cittadino medio con lavori di taglio e cucito è diminuita notevolmente rispetto a cinquant’anni fa. Per questo motivo, le macchine cucire moderne sono prevalentemente per uso industriale.

Ciò non toglie che chi volesse potrebbe tranquillamente trovare uno strumento adatto alle sue necessità e budget in commercio. Infatti, esistono numerosi modelli di macchine da cucire alla portata di tutti: si differenziano tra meccaniche ed elettriche, e tra più e meno grandi, costose e robuste. Le macchine domestiche possono poi essere completate con l’aggiunta di accessori che possano rendere l’operazione di cucito più semplice e veloce, alla portata anche di chi è alle prime armi.

Telecamere IP: p2p o PoE?

Il mondo delle telecamere da sorveglianza è piuttosto complesso e anche i più piccoli dettagli fanno la differenza nel risultato e nella qualità della registrazione. Una vera e propria innovazione nel campo è stata portata dalle telecamere IP: videocamere digitalizzate che funzionano collegate alla rete wireless.

Possono essere centralizzate (senza memoria locale) e decentralizzate (con memoria locale per archiviare video e immagini). Hanno numerosi vantaggi: audio bidirezionale che permette di comunicare tramite un microfono, possibilità di sfruttare reti wireless, risoluzione elevata, controlli di movimento, e accessibilità remota che permette di vedere le immagini registrate live in qualsiasi momento, da qualsiasi parte del mondo e da qualsiasi dispositivo (computer, smartphone o tablet).

Per contro, hanno anche qualche svantaggio come costi molto elevati, alte richieste di banda e rischio di attacchi esterni se il video è trasmesso via internet. Navigando online per cercare informazioni riguardo le telecamere IP, vi sarà spesso capitato di trovare le sigle p2p e PoE e il loro significato potrebbe non esservi risultato chiaro. In questo articolo cercheremo di esplorare bene insieme il significato di questi due acronimi e di riassumere le principali differenze tra le due tipologie di videocamera.

Telecamera p2p vs telecamera IP classica

La sigla p2p significa letteralmente “peer to peer” e si riferisce ad un particolare, e più semplice, tipo di configurazione della videocamera. Diversamente da una telecamera di sorveglianza tradizionale, il modello p2p è dotato di un QR-code alla base, grazie al quale si potrà configurare comodamente la videocamera semplicemente usando l’apposito programma che permette di avere accesso a tutte le funzionalità del dispositivo.

Ciò significa che basterà scaricare un app gratuita per la configurazione sullo smartphone e il gioco è fatto. L’assenza del QR-code potrebbe causare qualche difficoltà nella disposizione di configurazioni particolari per settare gli indirizzi IP e dei firewall per gli accessi in rete.

Telecamera PoE vs telecamera IP classica

La sigla PoE è l’acronimo di “Power over Ethernet” ed è essenzialmente una tecnica che permette di alimentare apparecchiature elettriche utilizzando lo stesso cavo che le collega alla rete dati Ethernet. Chiaramente il vantaggio principale di questi apparecchi è che non hanno bisogno di un ulteriore alimentatore e di un altro cavo. Tuttavia, ci sono delle precisazioni fare.

Ci sono essenzialmente due limiti che riducono l’efficacia di questa tecnica: primo, questo metodo di trasmissione non è adatto per le correnti molto forti, e secondo oltre i 100 m (ma anche meno) di raggio d’azione c’è un forte rischio di cadute di tensione ed interferenze.

Per di più, per essere in grado di utilizzare questa tecnologia, c’è bisogno di un dispositivo di alimentazione PoE (che può essere switch o injector); con un PoE splitter si può utilizzare allo stesso modo anche una videocamera non PoE.

Pulizie senza fatica con il robot aspirapolvere

Tornare a casa dopo una lunga giornata di lavoro o piena di impegni familiari e trovare tutte le faccende ancora da fare può rivelarsi un incubo alla lunga. I robot aspirapolvere sono stati ideati proprio per alleviarci dal peso delle mansioni domestiche: basta accenderli, impostare le indicazioni e i programmi ed il gioco è fatto, si prenderanno cura delle nostre case e ci risparmieranno tempo e fatica.

Ci si può fidare?

Avere dei dubbi sull’affidabilità di elettrodomestici che se ne vanno in giro da soli per casa nostra è più che legittimo, soprattutto visto che comportano una spesa che può essere piuttosto elevata. C’è da dire che un robot aspirapolvere, per quanto efficiente e funzionale, non sostituirà mai completamente l’azione manuale e l’attenzione al dettaglio dei proprietari di casa.

Tuttavia, se usati correttamente e prestando attenzione ad alcuni dettagli possono rivelarsi un aiuto prezioso in casa. I robot aspirapolvere in commercio si differenziano per portata, potenza, efficacia, versatilità e prezzo.

In linea di massima, questi robot sono piuttosto intelligenti, hanno un sensore di vuoto che li tiene distanti dalle scale, sono in grado di riconoscere un cambiamento di superficie (e quindi di cambiare intensità se necessario) e riescono ad aggirare gli ostacoli e infilarsi sotto i mobili.

Qualche consiglio per sfruttarli al meglio

Una volta appurato che il robot aspirapolvere roomba sono elettrodomestici affidabili e funzionali, bisogna comunque pensare alle strategie e i trucchi per poterli utilizzare al meglio e sfruttarne tutto il potenziale. Innanzitutto, visto che i robot aspirapolvere hanno un’autonomia limitata, è consigliato tenere sempre la base di ricarica collegata ad una presa elettrica (almeno quando il robot è in uso) e in una posizione che sia facilmente raggiungibile dal robottino una volta che inizierà a scaricarsi.

Sempre per via dell’autonomia limitata, spesso si può ottenere un risultato migliore limitando l’area da pulire. Per esempio, affidando al robot la pulizia di una o due stanze per volta piuttosto che di tutta la casa, si otterrà una qualità di pulito superiore perché l’aspirapolvere non dovrà fermarsi per andare a ricaricare le batterie e il sacchettino che raccoglie lo sporco non si riempirà a dismisura.

Un ultimo trucco per migliorare la qualità della pulizia del robot aspirapolvere è eliminare dal suo percorso gli ostacoli più voluminosi ed insidiosi, cosi come le quantità di sporco più ingenti.

Come abbiamo detto, il robottino è in grado di schivare gli ostacoli, ma sollevare preventivamente vasi e sedie da terra permetterà all’aspirapolvere di pulire un’area maggiore. Allo stesso modo, eliminando in anticipo i residui di sporco più grandi e ostinati si eviterà che il robot si surriscaldi, si intasi o si blocchi prima di ultimare il lavoro di pulizia nell’area desiderata.

Aereosol, l’alleato di ogni mamma

Chi ha bimbi piccoli sa quanto siano soggetti a tosse, mal di gola, raffreddori e infiammazioni delle vie aeree. Non è sempre facile prevenire tutte queste patologie, soprattutto perché i bambini tendono a correre e a giocare all’aperto, anche durante l’inverno, sfuggendo al nostro controllo ed ignorando le nostre raccomandazioni di indossare cappelli, sciarpe o maglioni.

In questi casi, un ottimo alleato per combattere questi disturbi è l’aerosol: un nebulizzatore che vaporizza il farmaco o la soluzione fisiologica in modo che questa possa raggiungere più facilmente tutte le zone delle vie aeree.

Apparecchi e applicatori

Se siete nuove al mondo degli aereosol, è importante sapere che esistono due tipologie principali di apparecchi: pneumatici (in grado di nebulizzare anche i farmaci più corposi ma piuttosto lenti e rumorosi) e ad ultrasuoni (rapidi e silenziosi ma con più difficoltà nel nebulizzare farmaci come i cortisonici).

Oltre a una varietà nelle tipologie di aerosol, esistono anche vari tipi di applicatori: mascherina, boccaglio e forcella nasale. Il risultato migliore è dato dal boccaglio che permette al farmaco di arrivare direttamente in gola senza disperdersi nell’aria, come nel caso della mascherina (buona parte del farmaco viene assorbita dalle mucose nasali o dispersa sulla pelle del viso). La forcella nasale, infine, è piuttosto scomoda e viene utilizzata solo in caso di prescrizione specifica.

La soluzione migliore per i bambini

Come ben saprete, i bambini non sono tra i pazienti più docili e collaborativi, bisogna perciò cercare di ottimizzare i tempi e trovare un buon compromesso che li convinca a sottoporsi alla cura per un ragionevole limite di tempo e senza far loro provare troppo fastidio. Per questo motivo, la combinazione ideale per sottoporre vostro figlio alla cura tramite aereosol è l’utilizzazione di un apparecchio ad ultrasuoni e della mascherina come applicatore.

L’apparecchio ad ultrasuoni, infatti, è silenzioso e rapido e, in questo modo, il bambino non perderà la pazienza e non rischierete che inizi a fare i capricci per la noia. La mascherina, poi, è l’applicatore ideale perché non va stretta tra i denti come il boccaglio e non causa fastidio come la forcella nasale.

Inoltre, i bambini tendono a respirare più con il naso che con la bocca (non un bene quando si parla di aerosol perché buona parte del farmaco viene trattenuto dalle mucose nasali), ma con la mascherina ci sono alte probabilità che una buona quantità di soluzione nebulizzata venga respirata dalla bocca.

Se il bimbo piange o urla mentre indossa la mascherina non vi preoccupate, proprio mentre terrà la bocca aperta per lamentarsi il farmaco potrà raggiungere le aree più profonde della gola. Per assicurarvi che non si strappi o sfili la mascherina durante il trattamento basterà che la fissiate attorno alla sua testa con degli elastici piuttosto grandi e resistenti.

Specializzazione delle aziende costruttrici di barre portatutto

Con l’innovazione tecnologica e l’avanguardia raggiunta in quasi tutti i settori di meccanica e trasporti, è assolutamente fondamentale non rimanere indietro.

Se parliamo di auto, possiamo indubbiamente affermare che negli ultimi anni sono state progettate e create automobili in grado di coprire distanze sempre maggiori, con consumi relativamente bassi, dotate di ogni optional e comfort che si possa immaginare, e in grado di soddisfare le esigenze e i gusti di ognuno.

Con il miglioramento esponenziale delle caratteristiche tecniche delle auto, anche le aziende produttrici di barre portatutto hanno dovuto fare i conti con il progresso e hanno dovuto trovare soluzioni e idee per restare al passo con i tempi.

Le innovazioni tecniche

Come abbiamo detto, le barre portatutto sono state adattate e perfezionate per un uso sempre più frequente e per poter trasportare quantità sempre maggiori di bagagli. Originariamente, i bagagli venivano legati in modo più o meno posticcio al tetto dell’automobile con corde e tiranti. Con il passare del tempo, però, sono state introdotte leggi e norme volte a regolare il trasporto di borse e bagagli al di fuori dell’abitacolo.

Oggi, infatti, esistono numerose limitazioni per quanto riguarda peso e dimensioni dei bagagli esterni. Per questo motivo, le barre portatutto si sono evolute per adeguarsi a queste regolamentazioni e non costituire un ulteriore intralcio o limite al peso e alla quantità di bagagli trasportabili.

Un cambiamento sostanziale che hanno subito le barre portatutto è l’aumento dell’aerodinamicità: essendo costruite con materiali più leggeri e resistenti, ed avendo una forma ergonomica, sono in grado di garantire una maggior portata ed un minor dispendio di carburante. Ciò è reso possibile dall’impiego di materiali particolari come l’acciaio altoresistenziale.

Le conseguenze pratiche

Un miglioramento delle caratteristiche tecniche del box portatutto auto (che può essere applicato sia parallelamente che perpendicolarmente al tettuccio del veicolo) si traduce in numerosi vantaggi a livello pratico. Delle barre ultraresistenti ci permetteranno di assicurare una quantità superiore di bagagli senza rischiare di perderli o senza doverci preoccupare della tenuta del portapacchi.

Allo stesso modo, delle barre iper leggere ci permetteranno di caricare una quantità piuttosto elevata di borse e pacchi senza correre il pericolo di sforare il limito di peso previsto dalla legge. Infine, come menzionato brevemente sopra, l’aumento dell’aerodinamicità ci consente di risparmiare a livello di carburante.

Infatti, dovendo trasportare meno peso, e dovendo combattere con meno attrito durante la corsa la macchina consumerà decisamente meno (senza parlare dei vantaggi pratici ed economici dell’avere meno rumori e vibrazioni durante la corsa).

Abituati alle comodità della vita di tutti i giorni, nessuno vuole rinunciare nulla in vacanza. Se in passato questo fosse stato un problema per via della difficoltà di far entrare tutti i bagagli nell’abitacolo o per i tentativi casalinghi di fissare i pacchi al tetto dell’auto, oggi tutti questi problemi sono stati facilmente e magistralmente risolti dal perfezionamento delle barre portatutto universali.

Tutto il sapore dei cibi con la friggitrice

Probabilmente nessuno rinuncerebbe mai ad un piatto di patatine fritte croccanti, o ad una frittura mista, o alle alette di pollo fritte. Ogni cibo sembra guadagnare gusto e appeal una volta fritto: verdure, pesce, carne, patate e chi più ne ha più ne metta. Ovviamente, mangiare cibi fritti con troppa frequenza può essere dannoso per la salute e non è sicuramente propizio alla dieta.

Questo e il tempo necessario per friggere gli alimenti sono i motivi principali per cui il consumo di fritti viene spesso limitato ad occasioni particolari o cene al ristorante. Ma se avessimo una friggitrice? Questi apparecchi sono in grado di friggere i cibi in pochi minuti e di garantire un risultato pari a ristoranti e rosticcerie. Ma occhio alla linea!

Ad ognuno la sua

Quando parliamo di friggitrici domestiche ci riferiamo ad apparecchi di dimensioni piuttosto ridotte e con una forma che ricorda vagamente quella di un casco integrale. Tuttavia, nonostante quasi tutte abbiano un funzionamento piuttosto simile, è bene fare delle distinzioni all’interno della categoria.

Una prima catalogazione dipende dalla misura della friggitrice che dovrebbe avere dimensioni piuttosto ridotte se deve occupare un posto nella cucina di un single o di una giovane coppia, e che dovrebbe, invece, crescere mano a mano che il numero dei componenti della famiglia aumenta. Il consiglio è di mantenersi sempre su un prodotto che abbia una capienza di almeno un litro.

Altre differenze derivano invece dalla tipologia di cottura. Infatti, chi avesse problemi di colesterolo o preferisse mantenersi su fritture con un basso contenuto di olio e grassi può optare per i modelli senza olio (necessitano solamente di un cucchiaino d’olio per friggere patate e verdure) o a cestello rotante. Questi due modelli produrranno dei fritti molto più asciutti e croccanti, che potrebbero, però, non incontrare il favore degli amanti della frittura tradizionale.

Manutenzione e utilizzo

Chiaramente, per funzionare la friggitrice ha bisogno di olio. Il consiglio è di non utilizzare lo stesso olio per più di due cotture e di cambiarlo immediatamente qualora dovesse iniziare a bruciare o fare fumo.

E’ inoltre importante prendersi cura della friggitrice e procedere ad una manutenzione curata e costante. Uno dei compiti principali di una friggitrice è di limitare gli odori emessi durante la cottura: spesso esistono filtri appositi che devono essere lavati con frequenza e attenzione. Anche la vaschetta interna deve essere pulita dopo ogni uso per evitare la formazione di incrostazioni e di odori sgradevoli.

Spesso la vaschetta antiaderente può essere rimossa e lavata in lavastoviglie. Infine, è bene cambiare o far controllare l’apparecchio qualora l’olio tendesse a bruciare con molta frequenza o gli alimenti dovessero risultare poco croccanti ed intrisi d’olio.

L’importanza di un hard disk esterno

I computer fissi e portatili sono diventati una parte integrante e fondamentale della nostra vita di tutti i giorni: lavoratori, studenti, manager, casalinghe, disoccupati, tutti ne possiedono uno e lo utilizzano pressoché quotidianamente.

Ma si sa, la tecnologia spesso gioca dei brutti scherzi, perciò, se non vogliamo perdere tutti i dati, le foto, i documenti e le informazioni che abbiamo pazientemente selezionato ed archiviato nel tempo, dobbiamo farci trovare preparati.

E’, perciò, buona abitudine lasciare il 30-35% della memoria del computer libera per permettere al software di lavorare più velocemente; ciò diventa possibile se trasportiamo parte o tutti i documenti in dispositivi esterni. Una soluzione semplice è offerta dalle chiavette USB, pratiche e maneggevoli. Tuttavia, se la quantità e la grandezza dei file da salvare in device esterni è notevole, allora converrà ricorrere ad un hard disk esterno.

Che parametri valutare?

Gli elementi chiave che determinano la qualità di un hard disk sono i seguenti: le dimensioni, la resistenza, la cache (la memoria), la temperatura da operativo e non, la velocità di rotazione, la resistenza alle intemperie, e il tempo di accesso ai file.

Per quanto riguarda le dimensioni, esistono degli hard disk più piccoli e maneggevoli da poter portare facilmente in borsa e che funzionano collegandosi al pc direttamente con una cavo USB (hard disk da 2,5”), e modelli più grandi che necessitano di un alimentatore a parte (hard disk da 3,5”).

I secondi hanno generalmente una resistenza ed una velocità di rotazione superiori, il che significa che i dati possono essere raggiunti ad una velocità maggiore. Chiaramente, dettagli come una maggior resistenza agli urti, velocità e cache superiori, e dimensioni inferiori influenzano notevolmente il prezzo del prodotto.

E gli SSD?

Se recentemente avete visitato siti di annunci e informazioni su hard disk esterno, non può esservi sfuggito il paragone costante che viene fatto con gli SSD. A volte gli articoli danno una spiegazione completa, altre volte questa sigla compare semplicemente e spetta a voi andarne a cercare il significato se non lo conoscete.

Qui di seguito, cercheremo di dare una spiegazione semplice e concisa che possa aiutarvi a capire meglio gli SSD – o Solid State Disk.
Gli SSD non sono altro che la versione più avanzata dei classici hard disk esterni magnetici. Questi dispositivi sono in grado di completare le operazioni di copia e scrittura anche in assenza di energia elettrica grazie al super condensatore contenuto al loto interno.

Ma la differenza principale con gli hard disk è la memoria flash degli SSD, basata su un semiconduttore anziché su un supporto magnetico che utilizza memoria allo stato solido per archiviare i dati trasferiti dal computer. Inoltre, rispetto agli hard disk, gli SSD sono più veloci (quasi 50 volte più rapido), resistenti, duraturi, e sono in grado di immagazzinare i dati in maniera uniforme.

Sicurezza al primo posto con i seggiolini per auto

Viaggiare in auto con il proprio bambino può essere estremamente pericoloso. Recenti sondaggi hanno rivelato che gli incidenti in macchina sono la prima causa di morte per bambini dai 5 ai 14 anni in Italia e che solo un bambino su tre viaggia sicuro.

Questi dati sono allarmanti e portano alla luce l’importanza fondamentale di assicurare i bimbi negli appositi seggiolini per auto, in modo da proteggerli dai pericoli della strada. Non importa che riteniate di essere guidatori attenti e prudenti, gli imprevisti sono sempre in agguato.

Le categorie da 0 a 3

I seggiolini per auto sono obbligatori per legge in Italia. Quello che la legge non specifica è la modalità e posizione di installazione; è generalmente riconosciuto che la posizione più sicura è sul sedile posteriore, ma certi genitori preferiscono averlo davanti a se, per poter controllare il bimbo per tutta la durata del tragitto in auto.

Qualsiasi siano le vostre preferenze, l’importante è che un seggiolino sia presente e sia di una qualità sufficientemente buona da poter resistere ad eventuali urti. I seggiolini in commercio si possono dividere indicativamente in tre categorie: gruppo 0/0+, gruppo 1 e gruppo 2/3.

I primi sono studiati per neonati dai 0 ai 9 mesi, sono più grandi e con una struttura fissa in grado di garantire una protezione totale al bambino; i seggiolini appartenenti a questo gruppo devono sempre essere fissati al sedile in direzione opposta al senso di marcia. I secondi (gruppo 1) sono indicati per bambini dai 9-10 mesi ai 4-5 anni e possono essere rivolti verso il normale senso di marcia.

Infine, gli ultimi sono più simili a sedili rialzati che a seggiolini veri e propri. Sono studiati per permettere ai bambini dai 5-6 anni in su di utilizzare le cinture di sicurezza dell’auto.

In breve

In poche parole, il miglior seggiolino auto è obbligatorio, ma non va bene prenderne uno qualsiasi. Ci sono dei parametri per verificare che il seggiolino che acquistiamo sia quello adatto. Abbiamo appena parlato dei diversi gruppi di seggiolini e delle varie caratteristiche che li differenziano, ma è importante tenere a mente che l’elemento fondamentale che deve guidare la nostra scelta è il peso del bambino piuttosto che la sua età.

Un bimbo di 4 anni particolarmente grande per la sua età potrebbe essere stretto o scomodo in un seggiolino di gruppo 1, bisognerà, perciò, optare per un modello diverso o passare direttamente al gruppo 2/3.

E’ importante inoltre che il seggiolino sia adatto alle dimensioni nostra macchina e che sia semplice da installare. Un seggiolino scomodo o complicato da utilizzare verrà probabilmente usato in modo improprio, e rischieremo così di mettere in pericolo la sicurezza dei nostri bambini. Ricordate, infine, di disattivare o rimuovere gli airbag a seconda di dove verrà posizionato il seggiolino.

Una yogurtiera per un’estate più dolce

Lo yogurt è un alimento presente in quasi tutte le case: può essere consumato come colazione, come spuntino a metà mattina o metà pomeriggio, può essere usato per guarnire dolci o piatti salati e ne esistono di tantissimi gusti e qualità. Se siete amanti dello yogurt, cosa pensereste se vi dicessi che ora avete la possibilità di prepararlo direttamente da casa vostra?

Come si prepara lo yogurt?

Yogurtiere sono dei apparecchi piuttosto moderni che danno la possibilità a chiunque di creare lo yogurt con yogurtiera fatto in casa. I vantaggi sono molteplici: il prodotto sarà sicuramente più genuino e di origine controllata, senza additivi chimici o dolcificanti, potrete produrne quanto, quando e come volete e avrete la soddisfazione di averlo creato completamente da soli.

Inoltre, costituisce un grosso risparmio se considerato a lungo termine e permette di limitare gli sprechi di plastica. Il procedimento per produrre lo yogurt fatto in casa è piuttosto semplice: tutto quello che vi serve è del latte e dei fermenti lattici. Gli ingredienti vanno versati nella yogurtiera (dotata anche di vasetti, generalmente 7) che va avviata e lasciata lavorare indisturbata.

I vasetti pronti devono poi essere conservati in frigo e possono essere arricchiti con frutta o aromi personalizzati. Molto importante è che la yogurtiera non subisca urti o spostamenti durante la fermentazione affinché il processo chimico non venga disturbato. Per questo motivo sono da prediligere le yogurtiere dotate di sistemi stabilizzanti e di meccanismi antiurto che le proteggano e garantiscano un buon risultato finale.

Per che accessori optare?

Il numero e il tipo di accessori dipende dal modello di yogurtiera. Gli apparecchi base hanno funzioni limitate, producono un vasetto di yogurt alla volta e non possono essere arricchite con accessori particolari.

I modelli più avanzati, invece, possono essere dotati di timer, meccanismo di autospegnimento e contenitori più o meno grandi per contenere lo yogurt prodotto (possono infatti produrne anche più di un chilo alla volta). I contenitori, a loro volta, possono essere dotati di coperchi per chiusure ermetiche e di etichette dove annotarsi la scadenza del prodotto.

Ma la vera innovazione è rappresentata dalle yogurtiere che sono in grado di produrre anche altri prodotti come formaggi freschi o fermentati di alimenti di origine vegetale, ideali per la cucina vegana. In questo caso, stiamo parlando veramente del top della gamma, e chiaramente i costi si alzano di parecchio rispetto ai modelli base.

In queste yogurtiere è estremamente importante che sia incluso un termostato che permetta di regolare le temperature e un display digitale dove impostare la tipologia e la durata del lavoro. In questo modo potremo avere un controllo totale della qualità del prodotto finito e saremo in grado di gustare prodotti assolutamente genuini e 100% fatti in casa.

HIV e AIDS: lo sapevate?

Molto spesso avrete sentito parlare di HIV e AIDS a scuola, al lavoro, dal medico o in ospedale. Negli ultimi anni i progetti di informazione e prevenzione di malattie sessualmente trasmissibili sono cresciute in numero e qualità.

Qualora aveste prestato poca attenzione o vogliate rinfrescarvi la memoria, in questo breve articolo troverete qualche semplice informazione sulla storia di questa patologia, i metodi di trasmissione, le modalità di prevenzione e i sintomi.

Cos’è e come si contrae?

HIV è la sigla che indica il virus da immunodeficienza umana che causa l’AIDS (Acquired Immune Deficiency Syndrome) o sindrome da immunodeficienza acquisita. La malattia fu scoperta solo nel 1980 da Michael Gottlieb, un ricercatore dell’Università della California, che riscontrò sintomi simili in molti pazienti che facevano parte di una comunità omosessuale di San Francisco.

Questo fatto fece sì che per molti anni l’AIDS fosse considerata una malattia unicamente gay e, per questo motivo, chiunque ne fosse affetto veniva stigmatizzato ed emarginato perché tacciato come omosessuale (etichetta scomoda al tempo). Con il tempo si imparò che l’HIV può essere trasmesso sia tra omosessuali che eterosessuali tramite il contatto diretto con liquidi corporei o sangue di chi è sieropositivo.

Tra giovani ed adulti i modi in cui il virus viene trasmesso più comunemente sono attraverso lo scambio di siringhe infette (i cui aghi siano stati usati per tatuaggi o iniezioni di droga) e rapporti sessuali non protetti. Esiste anche un alto rischio che bambini di donne con AIDS contraggano la malattia: in questo caso, il bimbo può essere contagiato durante la gravidanza, tramite l’allattamento al seno o al momento stesso del parto.

Come si manifesta e come si previene?

Chi avesse contratto l’infezione da HIV potrebbe vivere tranquillamente fino a dieci anni senza che i sintomi si manifestino. In genere, la malattia attraversa quattro stadi: incubazione, infezione acuta, periodo di latenza ed AIDS. La prima fase dura poche settimane, la seconda dura poco meno di un mese e si manifesta sotto forma di sintomi influenzali come febbre, malessere, mal di gola, irritazioni cutanee e dolore muscolare (più raramente mal di testa, sintomi neurologici, nausea e vomito).

La terza fase è priva di sintomi e, come abbiamo detto, può durare fino a dieci anni; ed infine la fase finale dell’AIDS si manifesta con tumori ed infiammazioni di varia natura. Per molti anni l’AIDS ha causato moltissime vittime, ma, ora che la ricerca scientifica è progredita, abbiamo imparato a conoscere il virus più a fondo e siamo a conoscenza di metodi che ci permettono di prevenire il contagio (anche se in Africa è ancora una delle cause primarie di decesso).

I metodi di prevenzione sono molto semplici: evitare le cause. Evitare di scambiare siringhe e riutilizzare aghi e utilizzare il preservativo durante i rapporti sessuali. Per quanto riguarda le madri sieropositive, si è riscontrato un abbassamento del rischio che il bimbo venga contagiato grazie a farmaci antiretrovirali, parto cesareo e latte in polvere.

Magico festival del cinema di Venezia

Quando pensiamo a Venezia ci vengono in mente le gondole, il labirinto di calli strette, piazza San Marco, il ponte di Rialto, masse di turisti, le isole di Murano e Burano e molte altre cose ancora. Ma ciò che non possiamo lasciar fuori dall’elenco è il festival del cinema di Venezia che ogni anno si svolge nel Palazzo del Cinema al Lido di Venezia.

L’appuntamento annuale con questo festival è un must per gli appassionati e, almeno una volta nella vita, vale la pena assistervi. Si tratta, infatti, di un festival cinematografico tra i più antichi al mondo ed è un’occasione unica per vedere anteprime di nuovi film, per entrare a contatto con critici cinematografici e per veder sfilare gli attori più famosi di Hollywood che, di norma, alloggiano all’hotel Excelsior, un albergo extralusso che si affaccia su una spiaggetta privata.

La storia del festival

Il nome ufficiale del festival del cinema di Venezia è “Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica”, la prima edizione fu tenuta nel lontano 1932 ed è diventato, nel tempo, uno tra i più importanti appuntamenti per il mondo del cinema su scala mondiale, al pari del Festival Internazionale del Cinema di Berlino, dell’Orso d’Oro e del Festival di Cannes.

Ed è secondo solo all’Academy Award (o notte degli Oscar) inaugurato addirittura nel 1929.
Di conseguenza, il riconoscimento assegnato durante il festival di Venezia è uno dei più ambiti ed importanti: il premio principale è il leone d’oro, simbolo, appunto, della città di Venezia (il famoso leone di San Marco). Ogni anno, il festival tiene luogo tra la fine di Agosto e l’inizio di Settembre

Curiosità

Essendo un punto di ritrovo per le personalità più brillanti ed eccentriche del panorama cinematografico internazionale, c’è da aspettarsi che l’ambiente del festival sia sempre frizzante ed emozionante, insomma, non ci si annoia di certo. Vediamo insieme alcune peculiarità dell’evento.

Innanzitutto, ogni festival che si rispetti deve avere una madrina che ogni anno viene scelta per bellezza, presenza scenica e talento, e si può dire che non lascia mai delusi. Lo scopo della mostra è di assegnare una serie di premi a registi, film e attori; potete bene immaginare, quindi, che la giuria sarà composta ogni anno da personaggi di spicco del mondo cinematografico: un team di esperti in grado di valutare e giudicare il lavoro proiettato sul grande schermo.

Infine, un po’ di sano gossip non manca mai: star italiane ed internazionali non perdono certo l’occasione di dar spettacolo e di attirare flotte di giornalisti, paparazzi e curiosi calcando il tappeto rosso accompagnati da una nuova fiamma o in solitaria.

E fa scalpore anche chi non si presenta: un’assenza ingiustificata all’impedibile mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia viene additata malevolmente da stampa, colleghi e fan; perciò anche le star più importanti ci pensano due volte prima di rinunciare all’evento.

Gli edifici più storti del mondo

Quando viaggiamo spesso ci troviamo di fronte a prodigi architettonici e capolavori d’ingegneria. Ma a volte capita che anche i migliori sbaglino: ed ecco che nascono gli edifici più storti del mondo. La struttura di questi edifici è spesso estremamente solida e resistente, ciò che è sbagliato è il punto in cui sono stati eretti i palazzi (o le torri e i campanili).

Con il passare del tempo, alcuni di questi edifici potrebbero arrivare a collassare se non verranno ideati metodi per frenare e arrestare il processo di inclinazione. A volte la pendenza può raggiungere livelli allarmanti e può essere pericoloso per i turisti e gli abitanti continuare a transitare in prossimità di queste costruzioni.

In altri casi, la pendenza diventa una caratteristica unica che non fa altro che attirare più turisti e curiosi da tutte le parti del mondo. Infatti, recentemente alcuni architetti hanno progettato degli edifici volutamente storti per vivacizzare l’aspetto generale e l’impatto visivo di molte città.

Nel mondo

La Germania e’ ricca di edifici storti: troviamo, infatti, il Neuer Zollhof, vicino al porto di Dusseldorf, volutamente progettato con un’evidente inclinazione. E ancora troviamo l’instabile torre della chiesa di Bad Frankenhausen, in Turingia.

In questo caso, la pendenza è dovuta ad una sorgente sotterranea che sta poco a poco erodendo le fondamenta del campanile che dal 1640 ha raggiunto una pendenza di 4,5 gradi e sembra inesorabilmente destinato a collassare. Sempre in Germania troviamo il campanile della chiesa di Suurhunsen, ormai chiusa al pubblico. Il motivo del cedimento è il terreno paludoso su cui è stato originariamente costruito l’edificio.

Esistono molti altri edifici pendenti nel mondo: il templio di Huma in India, la torre di Nevyansk in Russia, l’Oude Kerk nei Paesi Bassi, la Pagoda della Collina della Tigre in Cina, la Capital Gate Tower di Abu Dhabi, la torre dello stadio olimpico di Montreal in Canada, la Puerta de Europa a Madrid, la casa danzante di Praga, la Klein Bottle House in Australia e molte altre ancora.

In Italia

Anche in Italia esistono molti edifici pendenti. Il più famoso è sicuramente la torre di Pisa, che ogni anno attira migliaia di turisti tra italiani e stranieri. La torre ha iniziato ad inclinarsi poco dopo essere stata ultimata ma è stata dichiarata pienamente stabile e sicura nel 2008. A quanto pare, recentemente l’edificio avrebbe smesso di inclinarsi e gli esperti hanno assicurato che non crollerà per almeno altri duecento anni.

Sempre in Italia troviamo la torre degli Asinelli di Bologna e la casa pendente di Bomarzo, in provincia di Viterbo. Quest’ultima è l’attrazione principale del suggestivo Parco dei Mostri ed è famosa per il senso di nausea che coglie chiunque vi metta piede. La torre degli Asinelli, invece, è la più alta delle due torri simbolo di Bologna ed entrambe pendenti. Il processo di inclinazione è iniziato ancora nel XIV secolo a causa di un cedimento del terreno.