Il libro di Faure è sconsigliabile per un primo approccio ad Alessando Magno.
A parte l'introduzione un po' troppo esagerata e a tratti noiosa, già dalle prime pagine emerge uno studio trasversale di tutta la figura del grande codottiero macedone, re, stratega, soldato e soprattutto uomo.
Uomo con debolezze mostrate senza troppi riguardi, affascinato da modelli come quello di Achille, che non tollera che si metta in dubbio la sua (innegabile) capacità nel far fronte a situazioni avverse.
L'Alessandro il grande, l'Alessandro il piccolo... diversi volti di una stessa persona attraverso gli occhi di Indiani, Persiani e Greci, la conquista della Persia vista dagli occhi dei compagni, dei mercanti e degli strateghi che l'hanno resa possibile.
Ottimi i capitoli in cui si citano diverse omologie fra il mondo indiano e la sua conquista all'epoca del macedone (come alcuni modelli di barche fluviali di quel tempo, ancora in uso ad oggi). Purtroppo non sono approfonditi più di tanto lo sforzo e le fatiche dei soldati al seguito del conquistatore, forzati a marce disumane in scenari del tutto sconosciuti ai loro occhi.
L'argomento probabilmente non è citato perchè presente in un altro libro dello stesso Faure ("La vita quotidiana degli eserciti di Alessandro Magno").
La cosa che lascia un po' spiazzato il lettore forse è il fatto che l'autore non si espone spesso quando deve prendere un parere o un altro o soprattutto screditare una linea di pensiero, la fonte più sobria inoltre sarà sempre Aristobulo (perchè negarlo quando gli altri "storici" antichi violano l'oggettività
dell'esposizione dei fatti perchè direttamente coinvolti in essi (vedi Tolomeo).
Un libro insomma, da leggere quasi secondo capitoli a sè stanti (in effetti non si può parlare di lettura molto fluida), dopo aver approfondito il medesimo argomento con altre letture più facili e descrittive.