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 Il Ponte Nomentano

TecnologiaCincinnatus scrive "Uno dei ponti romani sull'Aniene

La via Nomentana attraversa il fiume Aniene nella zona di Montesacro. Il transito avviene per il tramite di uno dei più famosi dei ponti di Roma: il Ponte Nomentano, appunto, più volte riprodotto nella cartografia e nella vedutistica da parte di pittori, artisti e fotografi. Fra i più celebri il Giovan Battista Piranesi delle più famose vedute di Roma.




La costruzione del ponte risale alla fine dell’età repubblicana, e fu, forse, costruito per sostituire un antico ponte in muratura, ma di quest’ultimo non ci sono pervenute testimonianze attendibili come quelle, invece, che abbiamo per il Ponte in questione; sulla base della tecnica edilizia e dei riscontri archeologici condotti da L. Quilici e S. Quilici-Gigli si stabilì che il Ponte fu costruito verso la fine del II sec. a.C.. La datazione sopraindicata pose in discussione un vecchio luogo comune: in precedenza si riteneva che il Ponte Nomentano fosse molto più recente perché in base ad un passo di Procopio si era desunto che fosse stato ricostruito nel 552 d. C. da Narsete dopo la distruzione operata da Totila nel 549, come, d'altra parte, altri ponti sull’Aniene. Dall’analisi delle decorazioni del Ponte si ipotizzò che era stato dedicato ad Ercole perché nella chiave di volta sono tuttora visibili una testa taurina ed una clava, simboli strettamente connessi con questa divinità. Fortificato da Adriano I (772-95), secondo la tradizione sul ponte avvenne lo storico incontro di Leone III con Carlo Magno disceso a Roma per l’incoronazione nell’800; nel X secolo appartenne al monastero di S. Silvestro in Capite, successivamente a partire dal 1205 alla chiesa di S. Lorenzo in Lucina e poi al convento di S. Pietro in Vincoli unitamente alle terre della Basilica di S.Agnese fuori le Mura.

Occupato da Nicolò Fortebraccio della Stella e Antonio conte di Pontedera nel 1433 e successivamente da Paolo Orsini nel 1485 il ponte subì vari aggiustamenti: dai rinforzi della fortificazione di Nicolò V agli interventi di Pio II (1461), Paolo II (1470) e Sisto IV al quale si deve l’istituzione nel 1474 del pedaggio dei ponti, specie quelli sull’Aniene in quanto più esposti di quelli urbani alle scorrerie e agli assalti dei nemici; gli introiti servivano per finanziare opere di restauro e manutenzione. In tale periodo il ponte era denominato "juxta Casale de’ Pazzis" e apparteneva con le terre circostanti a questa famiglia che possedeva una fortificazione sulla via Nomentana che, ancora oggi conservata, determina il toponimo del sito.

Nel 1532 il ponte passò come altri, alla dogana di città mentre dopo il 1546 fu restaurato e con ogni probabilità ebbe ribassati gli archi di ingresso. Altri interventi non documentabili furono eseguiti tra il 1644 e 1655 da Innocenzo X che vi appose l’arma, oggi scomparsa, su una spalletta.

Nel 1805 Simon Bolivar pronunciò il famoso giuramento con il quale asseriva di profondere tutte le sue energie per abbattere lo strapotere degli spagnoli, proprio nei pressi di Ponte Nomentano.

All’inizio del XVIII sec. è documentato il crollo della parte alta della torre est mentre nel 1849 le truppe francesi fecero saltare la parte mediana del ponte per una lunghezza di 7 metri; nel 1856 si provvide alle riparazioni e in questa occasione vennero rifatti i merli delle torri.

Come per i vicini ponti Mammolo e Salario, anche il Ponte Nomentano fungeva da "Dogana del Bestiame"; qui gli armenti venivano contati e si pagava al Comune uno speciale dazio in ragione di un tanto a capo.

Nel 1926, causa pericoli per la stabilità complessiva, venne interrata la prima luce minore sulla sponda destra, mentre dopo la seconda guerra mondiale fu costruito poco più a valle, soprattutto per il traffico pesante e per il nuovo quartiere Giardino, il ponte Tazio.

Infine durante il processo di urbanizzazione che interessò i primi decenni del nostro secolo il Ponte fu inserito nell’ambito di due aree che erano state assegnate a verde pubblico.
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