 | Una chiaccherata con Silla? |
Massimiliano Soldani scrive "
Ci sono delle storie che meritano di essere raccontate.
Altre che meritano di essere dimenticate.
Libri scritti, perché l’autore è comparso in un salotto televisivo, oppure perché è intimo di qualcuno che conta.
Questi libri hanno copertine rilegate, profumano di carta appena sfornata.
Hanno i puntini sulla i, gli accenti giusti sulle e.
Sono i libri perfetti.
Perfetto come il primo della classe.
Con la cartella in ordine, il grembiulino stirato, la merendina profumata.
Sono libri che arredano, che non si leggono, ma che si intonano perfettamente con il quadro o la crosta di moda attaccata in soggiorno.
Non saranno mai aperti, ma è così terribilmente ‘in’esporli.
Io non ho questi libri in biblioteca.
Ho una specie di allergia che al tatto me li fa diventare subito noiosi, persino nell’odore, stucchevole e finto …
‘Silla il figlio della fortuna’ di Davide Mosca non è uno di questi libri.
Non si legge per finta ne sa di vino cartonato.
Silla è un bicchiere di Chianti, stagionato. Non lo si può leggere di corsa, lo si gusta, goccia, dopo goccia. Si degusta senza fretta.
Possibilmente non in spiaggia. Ma dopo, quando si gode l’aria fresca, o ci si immerge nella luce calda del lungo tramonto estivo.
E’ un libro che mi è piaciuto e che consiglio agli amici di questo sito, prima dell’uscita della seconda parte, prevista per questo autunno.
Davide Mosca, mi permetto di scriverlo, pur non conoscendolo direttamente, è uno di noi. Non scrive, non rincorre parole sulle righe. Lui sente cio’ che scrive. Appartiene alla medesima razza dei sognatori che sentono e fanno rivivere le storie del mondo.
Razza particolare, perché non si limita a mettere in ordine le lettere, bensì fa rivivere, descrivendoli e mettendoli nella giusta sequenza, i nostri sogni, le nostre aspirazioni i nostri duelli con l’infinito.
Si, Davide, me lo permetta il nostro questa confidenza, ci pone di nuovo davanti alla storia, ci fa protagonisti e ci lancia verso un tempo che, per chi sogna quando gli altri si limitano a vivere, non è mai finito, rafforzandoci l’inesauribile desiderio di essere finalmente protagonisti del mondo che avremmo voluto vivere.
1) Perché ha scelto Silla, e su quali fonti storiche e bibliografiche ha preparato le sue opere?
Elementari, medie e liceo mi hanno raccontato il mito di Silla cattivo e Mario buono. Un giorno mi sono chiesto se fosse davvero così e allora è cominciato il mio viaggio a ritroso nel tempo. Non si tratta certo di capovolgere i ruoli, ma di respingere con forza il semplicismo di certa storiografia scolastica avvezza a etichettare con troppa disinvoltura personaggi storici assai più complessi. Per prima cosa mi sono domandato dove nascesse il mito di Silla cattivo. Non la pensavano così i suoi contemporanei, se è vero che il funerale di Silla fu il più seguito dell'intera storia antica. Quando morì Mario i romani si riversarono nelle strade per festeggiare senza remore la dipartita del vecchio sanguinario, mentre l'assassinio di Cesare, accolto con freddezza dal popolo, ebbe il suo epilogo decisivo nella lettura pubblica del testamento del Divus operato dal suo fido Marco Antonio, il vero artefice della fortuna di Cesare. Quando la plebe apprese di essere destinataria di buona parte delle ricchezza del dittatore mutò di colpo il suo atteggiamento, chiedendo a gran voce la testa dei cesaricidi. Quel che si dice la forza del denaro… Sono proprio gli storici (non bisogna dimenticare che per i romani la storia era solo una delle frecce dell'arco politico) che scrivono sotto Cesare prima e sotto Augusto poi a inaugurare la damnatio memoriae di Silla: non poteva essere accettato l'esempio del dittatore che abbandona spontaneamente il potere. Era potenzialmente letale. L'adozione di Mario da parte dei primi due imperatori è piuttosto significativa e la dice lunga su chi dei due aspirasse davvero a un potere di tipo monarchico. E così che Mario, l'uomo più ricco di Roma, divenne il povero Mario. E così che Mario, uccisore del suo amico Saturnino, divenne il difensore della plebe. Con questo non voglio certo incensare Silla, ma si tratta di riproporre i due personaggi nel contesto dell'epoca. Non dimentichiamo che l'iscrizione più comune sulle lapidi dei grandi uomini di Roma antica riportava quasi sempre una frase del tipo: Nessuno più di lui fece del bene ai suoi amici, e del male ai suoi nemici. La rivoluzione del cristianesimo non era ancora arrivata.
Per le fonti è stato un lavoraccio. Quella antiche sono poche e lacunose, tra gli altri Dione, Appiano, Plutarco, Valerio Massimo, Floro, Sallustio…, mentre gli studi moderni sono spesso conflittuali. Basti citare Carcopino e Hinard per capire quanta differenza possa passare tra una tesi e un'altra. Ho studiato le une e le altre e tutte quelle che stanno in mezzo, con grande attenzione, e poi mi sono fatto una mia idea.
2) Quali difficoltà ha incontrato nella stesura e nella pubblicazione dei suoi libri?
La stesura è stata tanto faticosa quanto entusiasmante. Gli anacronismi sono insidiosi e a volte sfuggono, ma si tratta di inezie ininfluenti nel complesso. Rimane il fatto che bruciano quando ce ne accorgiamo. I problemi sono venuti dopo. Le recensioni sono state entusiastiche, ma poco numerose. I grandi giornali difficilmente prestano attenzione ai giovani autori. Per non parlare del problema pubblicitario. Mi affido al passa parola e a quella stretta cerchia di giornali e siti che guardano al contenuto delle opere e non al nome dei loro autori.
3) In quale misura ritiene che il passato, che lei ha brillantemente riportato alla luce, possa influenzarci e dirci ancora qualcosa, in termini di quelle 'idee forza' che guidavano i latini?
C'entra Tucidide, perché ciò che è successo può ripetersi, c'entra Manzoni, perché si parla del passato per parlare del presente, c'entra Cicerone, perché la virtù del cives consiste nella conoscenza del passato, nell'intelligenza del presente e quindi nella previsione del futuro. Ma c'è dell'altro. Quella storica è una delle dimensioni essenziali della vita umana. Conoscenza, comprensione ma anche decisione, scelta. Non possiamo accettare acriticamente ogni idea. Conoscerle sì, ma poi occorre operare una scelta. Dal mondo romano possiamo ancora imparare molto. Molti credono ingenuamente che i valori occidentali poggino interamente su quelli della rivoluzione francese eppure coloro che ne furono i principali protagonisti dichiaravano apertamente di voler riportare alla luce i valori del mondo grecoromano.
4) Cosa direbbe, se avesse la possibilità di parlare, Silla, se per qualche motivo la lancetta della storia lo facesse rinascere nella Roma attuale?
> O qualcosa di simile.
Non troverebbe la passione civica che contraddistingueva gli uomini del suo tempo. Nelle presentazioni in giro per l'Italia mi è stato spesso chiesto come fossero i senatori di Roma antica. Niente di più diverso da quelli attuali. Uomini e donne di oggi sbarrano gli occhi quando scoprono che i senatori romani erano i primi a scendere in guerra o che, a esempio, dopo la battaglia di Canne oltre un terzo dei patres era rimasta sul campo. Questo per insistere su un concetto che mi sta a cuore: impossibile guardare la storia con gli occhi di un moderno. Bisogna uscire da se stessi per capire. Non è sufficiente conoscere la storia, bisogna sentirla.
Credo non riuscirebbe nemmeno a comprendere altre patologie contemporanee, il gusto per il brutto, la fede cieca nella tecnica, il disinteresse per la cultura. Silla, come molti suoi contemporanei, era un uomo a tutto tondo: guerriero, musicista, letterato, diplomatico, politico, attore. Illividirebbe dinnanzi all'ignoranza ostentata o a quelli che sono i nuovi miti. Il mito è un orizzonte e se l'orizzonte si riduce a una soubrette significa che il mondo è proprio piccolo piccolo.
5) Invece, se per qualche motivo, la ruota del tempo precipitasse lei, o i nostri lettori nel passato, approverebbe la restauratio operata da Silla? O diverrebbe un nostalgico mariano? Quali sono, a suo modo di vedere, i pilastri di questa restaurazione di Silla, e a cosa mirava nel suo progetto di 'risanamento della vita civica?
La grandezza di Silla sta proprio nel suo fallimento. Per tutta la vita ha lottato con ogni mezzo per un unico obiettivo, la restaurazione della Repubblica, ma alla fine si è reso conto di aver conseguito il risultato contrario. Questa amara consapevolezza si cela dietro il suo ritiro. Nel suo fallimento ha compreso ancora una volta, l'ultima, di essere un mero strumento nella mani del Fato. La repubblica in agonia è morta tra le braccia di quello che desiderava essere il suo salvatore. Per primo si rese conto della inconsistenza delle sue riforme. Quando abbandonò il potere un giovinetto gli corse dietro gridandogli frasi oscene e lui commentò. >
Tutto ciò lo rende un soggetto letterario di spessore titanico. Di qui la scelta di narrare in prima persona. Naturalmente la storia viene così filtrata attraverso il suo sguardo, sacrificando la scientificità, come è ovvio, ma il personaggio prende vita, emerge dalla pagina. La soddisfazione più grande me la prendo quando perfetti sconosciuti mi scrivono e se mi incontrano mi chiedono: "Cosa farebbe Silla in questa occasione?"
Se sia andata davvero così non possiamo saperlo, ma sono sicuro che Silla l'abbia vista così. Questo ho voluto ricostruire.
6) Se potesse consigliare Silla, mentre interroga Cesare, che consiglio gli darebbe?
Pochi sanno che Mario voleva costringere Cesare a divenire Flamen Dialis, il sacerdote di Giove, l'immagine vivente del gran dio. Ciò avrebbe significato impedirgli per sempre la carriera politica. Fu Silla a opporsi. Il perché non è chiaro. Intuiva il pericolo che rappresentava per la Repubblica quel giovane patrizio che così tanto gli somigliava, eppure si oppose alla sua eliminazione politica. Credo faccia parte di quel suo fatalismo, che molti studiosi moderni hanno sottovalutato. Cesare lodò sempre Mario, ma dentro di sé era a Silla che si ispirava. Cercò di imitarne l'aspetto, i gusti, perfino alcune scelte politiche, anche se in una luce completamente nuova. Il richiamo a Venere, la scelta del soprannome, la cura del corpo, l'iconografia…
7) Ha qualche rimpianto nel dovere solo scrivere di Roma, senza poterla oggettivamente vivere?
Moltissimi. Mi sarebbe piaciuto immergermi nella vita politica dell'Urbe. Il senato, le assemblee, i comizi. Se il termine cittadino ha mai avuto un senso, questo è stato in Roma. Perfino più che a Atene, dove inorridivano al pensiero che a Roma gli schiavi liberati ricevano la cittadinanza. Non capivano il senso profondo dell'essere cittadino a Roma. I figli di Washington dicono con fierezza: "sono americano", ma è a Roma che pensano. "Sono cittadino romano": la più potente affermazione civica che la storia abbia conosciuto.
8) Quando uscirà il suo nuovo libro? E come si intitolerà?
La seconda parte della trilogia su Silla uscirà tra Settembre e Ottobre. Il titolo è ancora segreto.
9) Quando è nata la sua passione, e quando ha scritto la prima opera riguardante la storia di Roma?
Da ragazzo ero più interessato alla storia greca. Non ero ancora stato stregato da quella romana. Silla è il mio primo romanzo storico, ma di certo non l'ultimo. Il mondo romano è così ricco di spunti da far impallidire tutti gli altri. La storia di Roma è un caleidoscopio della storia mondiale.
10) Preferisce sognare? quando scrive, quando dorme, o quando è sveglio?
Sognare è bello da svegli. Quando diviene creazione. Fantasia e immaginazione aiutano a vivere. Per dormire basta un buon materasso.
11) Roma, un 21 aprile di duemilasettecentontocinquantasette anni fa...
Due guerrieri si battono lungo una linea di confine appena marcata...
Cosa farebbe?
Cosa accadde quel giorno? Ci fu davvero quel giorno? Ne discutiamo da millenni, ma sento che prima o poi riusciremmo a immaginare con una certa verosimiglianza quello che accadde allora. È una frontiera. Dobbiamo raggiungerla. Poi quella dopo e quella dopo ancora. Nella ricerca fine e mezzo si fondono.
12) Cosa pensa della letteratura anglosassone, che ormai da un decennio pubblica opere, romanzate, o film, ambientati durante la storia romana?
Allargherai il discorso alla produzione in lingua inglese. Recentemente ho sentito definire le opere della McCullough soap opere togate. Una definizione maligna, che senza dubbio non rende onore a un'opera colossale. Che posso dire? In genere si tratta di opere letterariamente piacevoli, storicamente valide, forse un poco fredde. Mancano di spirito. In genere questi autori conoscono la storia, ma non la sentono. Inverso il discorso per il "Gladiatore", storicamente ridicolo ma ricco di spirito. Sentito. E io preferisco il fuoco dello spirito al perfetto candore del marmo.
Davide Mosca, sposato con Silvia, ha 25 anni ad oggi ha pubblicato:
"Le parole che cadono nel vuoto non fanno rumore"
‘Silla, il Figlio della fortuna’
Per i tipi di Mursia è in stampa la seconda parte della vita del dittatore, nelle librerie da Ottobre.
Per maggiori informazioni rimandiamo al suo sito personale
www.davidemosca.it
Articolo ed intervista di Massimiliano Soldani
Esclusiva di Signa Inferre
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