 | ArsDimicandi |
Cincinnatus scrive "Dieci domande a Dario Battaglia
Webmaster di SignaInferre: per anni e anni siamo stati soggetti ad un
imbonimeto culturale che voleva che le arti marziali fossero, per
antonomasia, orientali, in generale, e giapponesi o cinesi in
particolare. Ma così non era. Il merito di aver ricordato che in
occidente esistevano tecniche di combattimento molto evolute e forse
più temibili delle analoghe discipline del lontano Oriente, spetta a
pochi gruppi di studiosi. Fra questi Ars Dimicandi. Per questo ci siamo
rivolti a Dario Battaglia. E come al solito, iniziamo con un breve
curriculum vitae.
Dario Battaglia: Sono il fondatore dell’Istituto Ars Dimicandi (Milano) che a settembre
compie 10 anni di attività nel campo dell’archeologia sperimentale
sulle discipline da combattimento del mondo circense, atletico e
militare dell’antichità greco-romana.
Dal 1994 al ’97 l’attività si è concentrata quasi esclusivamente
sull’atletica pesante ellenica (pugilatus, luctatio e pankration). I
video di tornei agonistici e alcuni articoli tecnici in queste
discipline, finiti in mano al Dr. Marcus Junkelmann, hanno permesso
l’inizio di una collaborazione scientifica che ha lanciato l’Istituto
dapprima nei musei tedeschi, e poi Europei.
Dal ’97 al 2000 l’attività si è estesa alla Gladiatura. Oltre ad
interventi didattici e spettacolari, l’attività si è allargata alla
produzione di repliche per Musei come il Kunst und Gewerbe di Amburgo,
il museo al Teatro Romano di Verona, il Museo di Treviri e i Civici
Musei di Albano Laziale (Roma). Altre collaborazioni importanti con i
musei di Colonia, Rosenheim in Germania, Helenaveen in Olanda, Caerleon
in Gran Bretagna, Tarragona in Spagna, l’università di Nimes in
Francia, nonché numerosi musei e istituti universitari italiani. Dal
2000 ad oggi ha intrapreso l’attività di ricostruzione empirica
dell’esercito romano, in particolar modo tra i modelli che vanno da
Tiberio a Settimio Severo.
Dopo una breve parentesi da editore con la rivista “Machia”
(1998-2001), nel 2002 ha pubblicato “Retiarius contra Secutor”, il
primo volume della collana “così combattevano i gladiatori” . Nel 2004
ha pubblicato un catalogo legato alla mostra “Le allegorie religiose
nel gesto atletico dei Gladiatori”. Il 14 ottobre di quest’anno esce in
tutte le librerie italiane il suo primo romanzo storico “il grande
Gladiatore”, pubblicato da Piemme in 15.000 copie e presentato alla
Fiera Internazionale del Libro a Francoforte (sotto pseudonimo Gordon
Russell).
Oltre all’attività di ricerca e sperimentazione, ha portato la
gladiatura sul palcoscenico nello spettacolo Polemos per il Teatro
Alfieri di Torino, con il regista Girolamo Angione; ha realizzato
combattimenti gladiatori per il lancio del film Il gladiatore di Ridley
Scott, conoscendo personalmente il regista e gli attori. Collaboratore
di Rai, Mediaset, MT Channel, ORF Wien, ZDF Berlin e BBC London per
trasmissioni e documentari televisivi, è consulente storico e
coreografo sulle tecniche militari romane e gladiatorie per Cinecittà,
e attualmente lavora alla realizzazione del film Rome, prodotto
dall’americana HBO.
Webmaster di Signainferre: Un curriculium di tutto rispetto, che testimonia non solo i tuoi
interessi ed il tuo impegno, ma anche i tuoi successi. Ma prima di
andare avanti, spiegaci cos'è Ars Dimicandi e perché lo avete scelto
come vostro “marchio”.
Dario Battaglia: Ars dimicandi è il termine generico per “l’arte del combattere”. La
forma latina ha il chiaro scopo di allontanare il più possibile
dall’idea di un legame con le arti marziali orientali. Prioritario per
noi, era la necessità di discostarci nettamente dall’idea del “Maestro
orientale”, che presuppone l’accettazione a priori di verità
indimostrabili, dell’atto di fede e dell’ideologizzazione di un arte,
di una cultura o di un personaggio (ahimè, talvolta assisto a questo
fenomeno anche oggi nell’ambito militare romano). Non che il
marzialismo di stampo orientale non abbia il suo fascino (l’ho
praticato dal 1980 al ’94), ma il nostro obiettivo di natura
squisitamente scientifica, fondato su parametri pragmatici ed
oggettivi, ci ha permesso di essere credibili davanti alle istituzioni,
e dunque di arrivare sino a qui.
Decidemmo il nome “ArsDimicandi” io e il Prof. Merendoni nel ’94,
quando lui faceva parte ancora dell’Istituto. Inizialmente infatti,
l’obiettivo era la ricerca empirica su tutto il patrimonio storico
dell’arsdimicandi, fino al pre-rinascimento e rinascimento. Ma poi gli
altissimi costi di sperimentazione, supportati solo da istituzioni
legate alla romanità, hanno svincolato i diversi Comitati interni e
l’Istituto, si è concentrato esclusivamente sulle attività “antiche”
attuali.
Oggi l’Istituto ArsDimicandi è sia una Onlus (decreto ministeriale per
la valorizzazione dei beni storico-monumentali) sia Srl, nella veste di
Agenzia di servizi culturali.
Webmaster di SignaInferre: Ricerca, ma anche attività sportiva. Come nacque e come venne coniugata con l'aspetto più propriamente culturale?
Dario Battaglia: Il primo Collegio Sperimentale formatosi nel 1994, era costituito da
atleti lombardi, veneti ed emiliani, cui si aggiunsero presto svizzeri
(Ginevra) e francesi (MtPellier, Narbonne), provenienti da diversi
sport da combattimento moderni. Obiettivo, ricostruire i dati mancanti
dell’atletica pesante greca a partire dal pur ricchissimo Corpus
do*****entario vascolare, parietale, statuario e letterario, al fine di
ricostituire discipline la cui tecnica applicata nella competizione,
potesse risultare efficace e sistematicamente ripetibile da tutti gli
atleti, risultando al contempo coerente al 100% delle fonti.
Procedura: competizioni nel medesimo ambiente regolamentare della
disciplina di turno (pugilato, lotta, pancrazio), senza vincoli
nell’uso dell’esperienza moderna propria ad ognuno degli atleti.
L’ingrediente “speciale” consisteva nell’inserimento “forzato” di
taluni dettagli tecnici, propri delle discipline antiche e certificati
nello studio preliminare del Corpus do*****entario. Questi
“inquinamenti programmati” costringevano sorprendentemente gli atleti a
modificare, nel tempo, il loro atteggiamento complessivo, andando
spontaneamente verso soluzioni tipiche riscontrabili nei soggetti
antichi. I risultati empirici tornavano quindi al Comitato scientifico
e all’indagine sulle fonti, per elaborare nuovi elementi di
“condizionamento” da innestare nell’ambiente agonistico.
L’archeologia sperimentale contempla diverse procedure, e questa
applicata alla ginnastica, è chiamata “sistema di elaborazione
spontanea di reazione”.
Nella gladiatura il sistema adottato per la ricostruzione funzionale è estremamente diverso.
Poiché gli armamenti dei gladiatori legittimi sono tutti conosciuti,
dunque ad esempio la rete, il tridente, la manica galerata e il pugnale
del retiarius, oppure galea, scutum, ocrea, manica e sica del suo
avversario, il secutor, il problema della ricostruzione è delimitato al
gesto atletico.
In questo caso la strumentazione determina il condizionamento totale
dei gesti, e la sperimentazione non deve fare altro che individuare,
nel limitato campo dei gesti possibili, quelli finalizzati al
compimento della disciplina. Solo conseguentemente al ricostruito
gesto, ci si permette una valutazione approfondita dell’armamento,
dunque il capire ogni singolo dettaglio degli armamenti, e il loro
perché funzionale.
Nell’esercito romano il criterio procedurale è completamente ribaltato.
Non vi è certezza alcuna sugli armamenti, in seguito alla grande
quantità delle fonti che risulta tuttavia frammentaria e
contraddittoria. Ciò che è “conosciuto” o “conoscibile”, sono gli
obiettivi militari e dunque le azioni destinate al coglimento di tali
obiettivi. In questo caso non saranno gli strumenti a partorire il
gesto, come nella gladiatura, ma al contrario le azioni ad indicare
“quali” siano gli strumenti migliori, idonei a realizzarle.
Nel caso gladiatorio siamo in presenza di un sistema di elaborazione
empirica “subordinato al condizionamento strumentale”, mentre nel caso
militare siamo in un sistema ricostruttivo “subordinato al coglimento
di obiettivi”.
Oggi sono tre i Collegi sperimentali, ossia l’ambiente empirico per
eccellenza: ginnastica, gladiatura e fanteria legionaria. Altrettanti
sono i Comitati scientifici, che raggruppano il sottoscritto in qualità
di Direttore tecnico, e una serie di ricercatori e professori
specializzati in filologia, in archeologia, o in qualsiasi materia che,
in base alle necessità, supporti il lavoro sulle fonti.
Ad oggi solo i lavori sulla gladiatura “legittima”, quella dei
morituri, può dirsi completata. Il settore ginnastico non supera il 60%
dei lavori, e quello militare circa il 30%.
Webmaster di SignaInferre: Non vado fuori del seminato se ti chiedo come e quando vi allenate... ?
Dario Battaglia: Oltre alla ricerca e alla sperimentazione, gli atleti di ArsDimicandi
svolgono spettacoli gladiatori e militari in diversi anfiteatri e siti
archeologici europei. Questi eventi, oltre allo scopo diffusivo voluto
dai Musei, sono preziosissimi per la continuatività di lavoro e per le
situazioni di stress (atletico, climatico, etc) cui gli sperimentatori
e l’attrezzatura sono sottoposti. In inverno invece, in assenza di
eventi internazionali, il gruppo militare dell’Istituto, la Cohors
Veterana, svolge campi invernali in qualsiasi situazione climatica,
secondo un programma sperimentale che necessiterà molti anni prima del
suo completamento.
Ciò che tuttavia conta di più, è la frequenza dell’addestramento. Per
poter simulare nella maniera più autorevole possibile i test di usura
delle attrezzature e il perfezionamento del gesto atletico, abbiamo
bisogni di trovarci spessissimo, e fare in modo che i membri
dell’Istituto diventino autentici atleti o soldati. Per esempio, la
formazione di 55 legionari per le figurazioni speciali del film Rome, a
Cinecittà, è avvenuta isolandoci per due settimane presso il lago di
Martignano (Roma). Io, due istruttori della Cohors Veterana e tre
sottufficiali della Royal Marine inglese, abbiamo imposto un ritmo
impressionante a questi ragazzi che non avevano la benché minima
esperienza. Pernottamento nel campo romano, privo di acqua (c’era solo
il lago per la toilette), di elettricità e col divieto più assoluto di
libera uscita ed uso dei telefoni. Sveglia alle 6 per l’esercizio
fisico. Ore 8 colazione. Dalle 9 alle 13 esercitazione alla scherma
legionaria. Dalle 14 alle 17 esercitazioni di manovre belliche.
L’ultima ora, marcia per le colline in assetto a pieno carico (croci
con i bagagli personali). Il tutto con l’armamento completo per tutto
il giorno. Abbiamo perso solo 5 persone nella prima settimana, e al
termine del Campo, questa gente aveva energie come non ho mai visto in
nessun atleta nella mia vita. Parallelamente, la loro tenacia mi ha
permesso di sperimentare come altrimenti sarebbe impossibile, molta
attrezzatura militare che io stesso avevo noleggiato alla produzione
cinematografica.
Webmaster di SignaInferre: La vostra attrezzatura, da dove proviene?
Dario Battaglia: La nostra attrezzatura è integralmente costruita da noi o attraverso laboratori artigianali.
Gli scudi in triplo fasciame sono realizzati a Milano e Bologna. A
Bologna si concentra quasi tutta l’attività di carpenteria inerente le
lame, gli elmi, gli umboni e le gorbie metalliche dei pila. Pellame e
tessuti arrivano da Napoli e dal bresciano, per essere poi assemblati a
Milano.
Questo sistema ci permette un’economia di scala che risulta
indispensabile laddove buona parte di questo materiale, ogni anno,
viene distrutto e ricostruito.
Vi sono tuttavia eccezioni: presso un artista milanese ad esempio,
facciamo realizzare galee gladiatorie in fusione di bronzo a cera
persa, oppure l’Aquila dell’esercito, e ad Orange le macchine belliche.
Webmaster di SignaInferre:
Le vostre performance sono (soprattutto per gli occhi del pubblico)
complete, tuttavia non tutto ciò che è mostrato ha una sua
giustificazione archelogica; quanto c'è di archeologico e quanto di
"presunto"?
Dario Battaglia: L’archeologia sperimentale di ArsDimicandi segue un protocollo
procedurale fondato sul principio di base che afferma (in sintesi) come
“l’armamento dei legionari nei secoli, rappresenta il risultato
utilitaristico di una serie di “azioni o situazioni” cui il soldato è
sistematicamente sottoposto, e per le quali azioni l’armamento assurge
a supporto, aiuto, al fine di favorirle e ottimizzarle, e non
viceversa, per cui le azioni e dunque gli obiettivi bellici, siano un
adattamento a precostituiti equipaggiamenti.
Dunque il Soggetto di una indagine sperimentale “scientifica” non è lo
strumento, bensì l’azione finalizzata all’obiettivo militare.
L’armamento (l’Oggetto) risulta essere il sostegno fisso o variabile
dell’Azione, dunque dipendente dalla medesima Azione che lo ha generato
o adattato. In pratica, la procedura sperimentale prevede due passi
fondamentali: il primo, la creazione di una lista di categorie
funzionali di Azioni, di cui le principali sono quelle “schermistiche,
pionieristiche, di marcia, di assedio, di routine forzata e
incidentali”. Compiere queste azioni a tutti i costi e nei tempi
preventivati, o sotto pressione avversaria o climatica, significa porre
la strumentazione nell’ambiente più congeniale per la sua verifica
qualitativa e quantitativa. Il secondo passo è quello di selezionare
dal Corpus documentario tutti gli elementi oggettivi,
l’equipaggiamento per intenderci, da sottoporre a queste Azioni.
In questo senso, la verifica empirica quale “parametro di verità ed
obiettività”, sottrae la strumentazione ricavabile a qualsiasi livello
dal Corpus documentario (archeologico, iconografico…), da qualunque
tipo di speculazione teorica che crei preconcetti attorno alla
credibilità o meno di taluni armamenti. La procedura empirica “impone”
che tutti i tipi di armi, armamenti ed accessori individuati con
“sufficiente evidenza” nel Corpus, siano considerati credibili tutti
alla stessa maniera, sino a quando gli esiti della sperimentazione
identifichino e dimostrino scientificamente, le loro reali proprietà
funzionali, atte a ostacolare o favorire il perseguimento degli
obiettivi militari.
Ecco perché le performance della Cohors Veterana risultano così
complete agli occhi del pubblico (e soprattutto di una serie di
Istituzioni…). Essi vedono il compimento articolato di quelle azioni
che sono il fine ultimo e imprescindibile dell’originale esercito
romano, e in tali azioni si osserva “in diretta” l’utilità o al
contrario la conflittualità dei diversi armamenti sperimentati.
Le fonti elencano tutta una serie di Oggetti (elmi, loricae, etc) che
nell’Archeologia Sperimentale non sono il fine, ma lo strumento di
azioni. Il moderno reenacting elegge invece gli oggetti, a Soggetti
dell’Esercito Romano, e in ciò si commette l’errore. In questo modo, la
Legione non è tale in quanto realizza operazioni belliche mediante
azioni, e dunque conseguenti e “variabili” armamenti atti a sostenere
tali azioni… No! Con gli armamenti derivati prevalentemente dal residuo
archeologico, si pretende (senza darne dimostrazione) che il legionario
assemblato con la segmentata trovata in Britannia, l’elmo trovato in
Germania, il pilum trovato in Francia e lo scudo trovato in Siria, sia
in grado di fare tutto il necessario.
Per quanto invece a quegli elementi che nelle nostre dimostrazioni non
hanno sempre una giustificazione archeologica, farò un esempio: se una
qualsiasi persona mi dicesse che il dinamismo con cui collego
l’attestata guardia Sagittaria con l’attestata guardia Probolè nel
Pugilato dei Cesti, non è documentato, gli direi che ha ragione. Tale
dinamismo infatti rappresenta “l’unica possibilità” non bocciata
dall’archeologia sperimentale, per permettere a quelle due guardie di
entrare in relazione funzionale e permettere al pugilato antico di
“funzionare” risultando alla fine “identico” alle attestazioni residue
delle fonti. Non vi sono altre possibilità. Quando l’archeologia
sperimentale giunge a simili risultati, si permette il lusso di
costringere gli altri a dimostrare il contrario. Ossia ricostruire la
disciplina completa, funzionante e coerente con il Corpus, senza
introduzione di elementi nuovi empirici, o mediante altri diversi
elementi. In questi casi, facciamo tanti auguri…
Webmaster di SignaInferre: Avete fatto "scoperte" particolari durante i vostri studi di rievocazione storica?
Dario Battaglia: La sperimentazione ci ha permesso di accertare scoperte sensazionali
contro ogni possibile immaginazione. Nel pugilato dei cesti ad esempio,
la secolare consuetudine di considerare gli Imas Oxis, guanti con
spesso anello di cuoio attorno alle dita (da non confondere coi Cesti
Gladiatori borchiati o con lama) come un prodotto mirato a rendere più
violento il colpo di pugno, si è rivelata al contrario come l’unica
soluzione possibile per evitare traumi terribili alle mani (polso e
scafoide), laddove si sia ben individuato e sperimentato che tale forma
di pugilato adotta difese terribili coi gomiti. Difese “attive” che
nemmeno l’uso dei guantoni moderni (che i greci già conoscevano e
chiamavano “sfere”) sottraggono al pericolo.
Nella gladiatura invece, è sorprendente l’equilibrio schermistico tra
gli abbinamenti fissi delle diverse classi, contro ogni stereotipo che
vuole tale disciplina come una sorta di massacro gratuito.
Nell’esercito gli stereotipi sono ancora più gravi e numerosi. Ne
accenno ad uno, pur sapendo le polemiche che ne scaturiranno: la
categoria degli Ausiliari tra il I e il II secolo, armati tutti alla
stessa maniera, con scudo ovoidale, coolus e hamata, che invece è una
delle due principali tipologie di Legionario. La convinzione che la
lorica segmentata metallica o l’elmo imperial-gallico rappresentino
l’evoluzione massima del corazzamento legionario, contraddice il più
costoso, pesante ed efficace armamento “ausiliario”. Il tutto, senza
tirare in ballo i ben più importanti risultati sperimentali…
Webmaster di SignaInferre: Molti gruppi di re-enacting realizzano legionari, mi passi il termine,
di "bricolage" copiando pezzi di armamento, emersi dagli scavi, un po´
dall´Eufrate, un po´ dalla Scozia. Quanto questi legionari possono
dirsi storicamente attendibili?
Dario Battaglia: Il modello di legionario oggi realizzato dalla stragrande maggioranza
dei reenactors, collocabile tra la seconda metà del I al II secolo
d.C., difetta in due punti fondamentali: il primo, riconducibile
all’idea diffusa che esista un unico tipo di Legionario in seno alla
Legione, standardizzato dopo le riforme mariane. Il secondo è che tale
legionario indossi esclusivamente quei pezzi di armamento che siano
stati effettivamente rinvenuti dall’archeologia. In entrambi i casi si
tratta di ipotesi indimostrabili.
La letteratura non evidenzia palesi trasformazioni dell’esercito
repubblicano dopo Mario, se non la scomparsa “quasi” definitiva dei
termini Hastatus, Princeps e Triario legati al ceto. Quasi, perché
Principi e Triari si trovano descritti ancora in Cesare, e
l’appellativo di Princeps è addirittura presente nei legionari del III
secolo nei rilievi della Partica Severiana di Apamea (Siria).
D’altronde, come ho già accennato, la presunta categoria dei cosiddetti
Ausiliari, dotati uniformemente di scudo ovoidale, hamata e coolus in
bronzo, è una pura opinione. Fino a quando la ricostruzione del
Legionario sarà vincolata esclusivamente al suo armamento, dunque al
residuo archeologico, il reenacting sarà promotore di prodotti
ipotetici. E’ necessario, ed auspicabile per il futuro, legare alla
figura del legionario una serie di “competenze”, prime tra le quali
quelle schermistiche. ArsDimicandi gode di un vantaggio decennale in
questo senso, poiché la scherma legionaria è derivazione diretta della
scuola gladiatoria (Valerio Massimo), basata sulle tre principali
tecniche degli scutati: murmillo, provocator e secutor. Con queste tre
tecniche e con un armamento basato in modo principale su scutum, cassis
e gladio, nel corpo a corpo sono affrontabili “tutti” i tipi di
avversario esistenti, essi che siano dotati di falci, armi d’asta o
lame di ogni tipo. Già questa specializzazione, che contempla una serie
di Azioni complesse e peculiari, sarebbe sufficiente a dimostrare ai
reenactor l’inefficienza di una serie di pezzi d’arme da loro assunti
nell’attuale modello di legionario. Ma ribadiamo il “sarebbe”, poiché
le attitudini richieste all’armamento sono ben più complesse, poiché le
competenze (azioni) del legionario vanno ben oltre i soli aspetti
schermistici.
Webmaster di SignaInferre:
Le vostre ricostruzioni sono orientate solo al combattimento? Avete già
provato o è nei vostri piani realizzare rievocazioni più complete
rispetto al combattimento?
Dario Battaglia:
L’istituto ArsDimicandi ha come finalità ricostruttiva le principali
forme di combattimento dell’antichità classica. A prima vista il
soggetto prioritario di tale materia può sembrare “il combattimento”
inteso come tecniche, tattiche, strategie ed equipaggiamenti. Tuttavia
gli argomenti correlati ad una qualsiasi delle materie di questo
settore, risultano assai più complessi di quanto sembri.
Nella gladiatura ad esempio, ove i due combattenti non potevano
ammazzarsi nel duello poiché il privilegio del Giudizio era competenza
del pubblico, non risulta rilevante il fatto che tu perda o vinca
(munera sine missione a parte, dove a causa della finalità peculiare
del rituale, la morte è preventivata a prescindere dal pubblico,) ma
che lo sconfitto si sia comportato con eroismo e nobiltà d’animo.
Grazie a ciò puoi anche perdere ma ottenere la grazia, e in tale evento
sta la vittoria più importante. E’ un genere di esperienza da noi
sistematicamente riproposta nei tanti anfiteatri europei, che travalica
il puro combattimento e che ti proietta in un ruolo “pubblico” che non
è assimilabile né a quello dell’attore, né a quello dell’atleta, né a
quello del militare. E’ una sperimentazione trasversale che, pur avendo
piena attinenza con l’arsdimicandi, ti permette di esplorare campi
d’indagine legati al culto, all’etica e ai diversi aspetti di una
socialità solo apparentemente dimenticata dai moderni.
L’esercito romano ancora, è sovente legato ad aspetti a prima vista
svincolati dall’obiettivo bellico ma che di fatto condizionano le
risorse umane in maniera importante per tale fine: è l’esempio dei
sistemi di asciugatura di indumenti e armamenti in località bagnate per
la metà se non i 2/3 dell’anno, oppure i sistemi di competizione posti
in essere tra ordini o centurie al fine di realizzare lavori di
pionieristica entro le tempistiche necessarie ad assicurare la
“sicurezza” globale del contingente. Dunque una sperimentazione che a
partire dai premi e dalle punizioni, esplora la carriera, le relative
decorazioni, i ruoli e le gerarchie non prettamente belliche, etc.
Webmaster di SignaInferre:
Il mondo del re-enactement è "abitato" da gruppi seri e da gruppi "meno
motivati" dal punto di vista culturale. Il confine sembra essere
piuttosto confuso. Hai qualche suggerimento per i giovani che vogliono
avvicinarsi a questo mondo per evitare inutili perdite di tempo?
Dario Battaglia: Il re-enactment è un universo di interessi e motivazioni diverse e
(quasi tutte) legittime. Distinguere i gruppi “seri” da quelli “meno
motivati” non è mia competenza, ne desiderio, poiché ritengo che una
qualsiasi unione di individui che scelga, ad esempio, di divertirsi
facendo il romano piuttosto che il napoleonico, sia infinitamente
meglio di quelli che discutano ai ferri corti della migliore nazionale
di calcio che dovrebbe essere. Vi è chi si diverte, o chi desidera
provare esperienze “antiche” a contatto con tanti altri appassionati.
Nulla di ciò è da biasimare, anzi. L’importante è l’essere consapevole
dei propri obiettivi. Se eventualmente vi è un problema, è quello degli
appassionati che si sentono nel diritto di giudicare professori e
ricercatori senza aver mai seguito un protocollo di procedura
riconosciuto (spesso senza avere nemmeno la cognizione di cosa sia un
protocollo procedurale), o senza aver mai pubblicato testi scientifici
(il che ti pone all’arbitrio di chiunque). Se mi dovessero chiedere
cosa consigliare a un giovane che desideri avvicinarsi al mondo del
re-enactment, gli consiglierei di scegliere un gruppo che sia motivato
dal desiderio di conoscenza, aperto ad ogni nuova possibilità e
sviluppo attorno all’esercito romano, magari con un pizzico di “spirito
di sacrificio”. Sconsiglio vivamente di legarsi a gruppi che, fatto il
loro investimento economico in un dato “modello” di armamento, si
arrocchino dietro le ipotesi che sostengano a tutti i costi tale
scelta, precludendo la via dell’obbiettività.
Webmaster di SignaInferre:
Questo per il presente. E per il futuro?
Dario Battaglia: Sul futuro del re-enactment, in special modo quello romano, intravedo
uno sviluppo sempre maggiore di gruppi disposti a fare autentica
ricerca, superando soprattutto la barriera degli armamenti quale
“unico” parametro di giudizio. Spero vivamente di cominciare a vedere
pubblicazioni scientifiche anche da parte di costoro, e non più solo da
parte di “doctores umbratici” che da dietro una scrivania dicano ai
reenactors come debbano vestirsi. Ricerca e dunque confronto, anche sul
campo. Una competizione in questo senso, oltre a riportarci davvero
vicino ai modelli competitivi tra i reparti, come c’erano nel vero
esercito romano, creerebbero quel substrato dal quale ricavare una
infinità di informazioni scientifiche ad ogni occasione. Mi auguro al
contempo, che anche qualora i gruppi di reenacting rimangano fedeli al
sistema del défilée di repliche, questi siano il più professionali
possibili nell’esplicazione delle procedure di ricostruzione dei
singoli pezzi (cosa che attualmente è vera per pochi), e poiché ritengo
che Reenacting e Archeologia Sperimentale non sono in conflitto tra
loro, auspico anzi una collaborazione sempre più mirata e costruttiva.
Per quanto al futuro di ArsDimicandi, l’obiettivo è semplice:
ricostruire l’esercito romano partendo anzitutto dalla formazione di
“soldati”, esattamente come è già avvenuto ricostruendo prima i pugili,
o i gladiatori. Ottenuti questi, diffuso e consolidato il principio
della “competenza e del senso utilitaristico” in ogni membro della
Legione, diventa più facile capire le fonti e tutti i loro contenuti
intrinseci. Diventa più facile capire ad esempio perché i romani stessi
acquisivano le invenzioni dai sanniti, dagli ispanici o dai galli
qualsivoglia, rivelando in pieno il principio per cui lo strumento
fosse il parametro “dipendente, variabile… persino sostituibile” purché
migliorasse il rendimento bellico, dunque le azioni, il soggetto vero e
proprio dell’archeologia sperimentale.
Un concetto semplice e clamorosamente efficace, che illumina con
successo la via della ricerca di ArsDimicandi, dal lontano 1994.
Webmaster di SignaInferre: Finisce qui questo primo incontro con Dario Battaglia, fondatore e
anima dell'Istituto Ars Dimicandi. Abbiamo potuto notare lo spirito con
il quale viene affrontato il problema della veridicità nella
rievocazione storica e quello di Ars Dimicandi è realmente molto
particolare.
E per i ragazzi di Milano un consiglio... fatevi avanti! "
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