 | La Scuola di Gladiatura Moderna del M° Maurizio Orfei |
Cincinnatus scrive "Alle porte di Roma un interessante esperimento volto al recupero sportivo del più famoso addestramento guerriero del mondo.
Da qualche anno assistiamo, piacevolmente sorpresi, ad una fioritura di interesse nei confronti del mondo romano antico. Liberi di pensarla come vogliamo, riteniamo che questo interesse sia fondamentalmente positivo e portatore di una cultura, quella del nostro comune passato, da ritenere insostituibile patrimonio formativo.
Fra le attività che riteniamo interessanti ce ne sono alcune che oltre all'aspetto culturale, come riscoperta del patrimonio di conoscenze antiche da tempo dimenticate, hanno un'importanza formativa attraverso la simulazione, il gioco e l'attività agonistica. Una di queste è costituita dal recupero delle tecniche di combattimento gladiatorio.
Non molti, ma in crescita, sono i gruppi che in Italia operano in questo ambito. Fra tutti, cominciamo con un gruppo molto interessante che ha il suo centro operativo a Sacrofano, graziosissima cittadina alle porte di Roma.
Stiamo parlando della Scuola di Gladiatura Moderna diretta dal "Doctor et Magister Ludi" Maurizio Orfei, ospitato nella struttura dell'Associazione Sacrofano Karate Formativo nella quale insegna karate.
Prima di parlare in dettaglio di questa giovane struttura, vogliamo descrivere l'ambiente in cui si è formata ed il perché della sua nascita, e lo facciamo per il tramite del M° Maurizio Orfei.
DOMANDA: M° Orfei quali relazioni ci sono fra Sacrofano, il paese in cui risiede, e il Mondo Romano?
RISPOSTA: Premetto che non sono uno "scrofanese doc" in quanto mi sono trasferito a Sacrofano circa trent'anni fa. Però i miei tre figli sono sicuramente sacrofanesi e si riconoscono nella storia del posto.
Sacrofano è un piccolo centro situato a circa 20 km a Nord di Roma, sulla Via Flaminia. Una volta "Ager Veientanus", è inserito nel territorio del Parco di Veio. Conta circa 8000 abitanti e nonostante la prossimità alla metropoli che lo indurrebbe a diventare un paese dormitorio, e cerca di mantenre vive le tradizioni storiche e culturali autoctone legate al suo territorio.
Un'ipotesi su "Scrofano", l'antico nome del borgo fino al 1928, è quella collegabile al generale romano Tremelius Scrofa che combattè contro i macedoni nel 167 a.C.
Secondo Varrone (De Re Rustica 2,4,1) a questo eroico soldato fu attribuito l'epiteto di SCROFA, che poi avrebbe assunto come cognome, poiché "avrebbe disperso i nemici così come la scrofa fa con i porci, e così fece". Possiamo pensare che questo generale abbia avuto villa e campi in questo territorio e che, conseguentemente, questo abbia conservato il toponimo del proprietario. C'è da aggiungere che l'epiteto di scrofa, che oggi può far sorridere, allora, come ancora nel Medio Evo, poteva essere riferito alla ducaria: quella femmina che tra i maiali assumevano il ruolo di capo in mancanza del maschio dominante e, negli scontri con altri branchi, dimostrava maggiore aggressività e determinazione degli stessi maschi gregari, disperdendo i nemici a colpi di zanne.
Sacrofano nel suo vessillo, ha una scrofa cintata, di pelo scuro attraversata da una fascia di setole bianche. Questa razza antica, nota con il nome di "Cinta senese", molto robusta e rustica, ben si adattava ad essere allevata nel territorio di Sacrofano, ricco di boschi di querce ed olmi.
DOMANDA: Quindi questo lontano riferimento al generale Tremelio Scrofa è stato lo stimolo per far nascere la scuola di Gladiatura?
RISPOSTA: Non solo. "Galeotta" è stata l'amicizia con Sergio Iacomoni presidente del Gruppo Storico Romano e la sua passione per la romanità. Nel 1996 il Gruppo Storico Romano è stato invitato presso le scuole Elementare e Media di Sacrofano per tenere delle lezioni dal vivo di Storia Romana. Gli alunni poterono "toccare con mano" le macchine da guerra e le attrezzature tattiche dei miles, grazie alle accurate ricostruzioni del "Museo Vivente del Legionario Romano". Inoltre il Gruppo Storico Romano rappresentò in Sacrofano la mia commediola "Il Sacro e lo Scrofano" narrando la storia del generale romano Tremelio Scrofa, probabile antico proprietario delle terre di "Scrofanum". Nacque in quel contesto l'idea della ricostruzione delle attrezzature gladiatorie e dei metodi di combattimento utilizzati, derivati in gran parte dall'addestramento dei legionari. I primi esperimenti iniziarono già nel 1996.
DOMANDA: Vedo dal suo curriculum che ha praticato diverse discipline sportive e tuttora insegna presso la Sacrofano Karate Formativo. Vorrei sapere come concilia all'interesse storico per la romanità con lo sport.
RISPOSTA: Ho praticato il rugby e il football americano per un paio di decenni, l'atletica leggera e il tiro con l'arco. Ho conseguito nel Karate Wadoryu il livello di 3° Dan e la qualifica tecnica di Maestro e il 1° Dan nel Jujitsu Insegno le arti marziali orientali nate per la guerra e che con molto sforzo sono state trasformate in eventi sportivi. Invece molto semplicemente nella nostra storia ci sono i combattimenti gladiatori che si svolgevano nell'Arena, un'area delimitata e attrezzata, di fronte ad un pubblico che tifava per l'uno o per l'altro e i contendenti avevano le stesse possibilità di vittoria. Insomma il combattimento gladiatorio era già evento sportivo.
DOMANDA: Eppure l'iconografia gladiatoria che è giunta fino a noi ci racconta di combattimenti sanguinari e di stragi.
RISPOSTA: I gladiatori venivano allenati per un combattimento sportivo, ad armi pari e di fronte ad un nemico certo e con degli arbitri, i praefecti hastati. Gli atleti gladiatori costavano molti sesterzi al lanista, il proprietario del ludus, e che certamente non voleva rischiare inutilmente i suoi amati soldi. I "praefecti hastati" erano probabilmente gli stessi lanisti o loro rappresentanti e, armati di una lunga verga, intervenivano nel caso non fossero state rispettate le regole e soprattutto per evitare che il vincitore infierisse inutilmente sul perdente.
Ricordo, per inciso, che molti club di calcio accettano di malavoglia di far partecipare i loro atleti alle partite della nazionale per paura di incidenti che potrebbero ripercuotersi sugli interessi dello stesso club.
Inoltre se fra duemila anni i nostri pronipoti si dovessero fare un idea della moderna boxe attraverso i titoli scandalistici o promozionali dei giornali sportivi, non credo che sarebbe diversa da quella che ci hanno confezionato per i gladiatori
DOMANDA: Insomma secondo lei i gladiatori erano degli sportsman all'inglese?
RISPOSTA: Gli inglesi hanno codificato il Rugby che deriva da un gioco medioevale francese la Soule che a sua volta deriva insieme al Calcio Fiorentino dall'Harpastum un rude gioco con palla praticato dai legionari romani. I gladiatori erano dei grandi atleti e, con le differenze etiche e morali legate ai diversi periodi storici, praticavano uno sport regolamentato.
DOMANDA: Lei insegna il karate, una disciplina orientale. C'è qualcosa che lo accomuna alle arti gladiatorie?
RISPOSTA: I principi del combattimento sono la più perfetta espressione di enunciato democratico universale: Mors tua vita mea, e il colore della pelle interessa poco. La storia di queste due discipline è diversa e uguale nello stesso tempo. Diversa, per il contesto storico in cui sono nate e la ritualizzazione dei gesti necessaria per l'allenamento. Uguale, perché i movimenti del combattimento sono legati alla fisiologia umana e i gesti essenziali sono comuni a tutte le discipline: schivare, parare, attaccare e portare a casa la "buccia".
DOMANDA: M°Orfei, in che modo ha ricostruito il metodo di allenamento dei gladiatori e le attrezzature ?
RISPOSTA: La ricostruzione delle attrezzature dei gladiatori deriva prevalentemente dalle immagini dei mosaici che li celebrano e dagli scarsi riferimenti ai "munera" fatti dagli autori latini. Un testo di una certa importanza per le nostre finalità è quello di Vegezio, autore militare del 4° Secolo, che descrive il metodo di addestramento per i legionari, probabilmente simile a quello praticato nei ludi gladiatori. Conosciamo le caratteristiche delle loro armi ed elaborando una statistica sui comportamenti nei combattimenti ricostruiti, si possono desumere le azioni più probabili e sviluppare le tecniche corrette. Questo però è il campo specifico dell'archeologia sperimentale, ricostruire e provare.
DOMANDA: Può illustrarci brevemente il suo metodo?
RISPOSTA: Tre sezioni: il Legno, la Gomma e il Ferro. Il Legno, praticato con il rudis, il simulacro in legno del gladio, con il quale si impara il maneggio di base dell'attrezzo, le bellicrepae, le danze con le armi per fissare i movimenti di base, i duella combattimenti preordinati che costituiscono il programma tecnico della Gladiatura Moderna e la preparazione psico-fisica al successivo combattimento libero. La Gomma, utilizzando armi prolusorie, cioè simulacri rivestiti di materiale assorbente, si pratica il combattimento libero arbitrato e si introducono le diverse classi di gladiatori (gladio, gladio e scudo, reziario, dimacreo e open). In questo ambito è stato definito il regolamento dei combattimenti. Nella sezione Ferro si entra nell'ambito più specifico della ricostruzione delle attrezzature utilizzando le riproduzioni in metallo delle armi e delle protezioni. Fino ad ora non è stato opportuno praticare con queste ricostruzioni un combattimento libero per l'alta pericolosità degli attrezzi anche se anche privi di punta e filo. Comunque questa sezione ha delle pregevoli caratteristiche di spettacolarità e di ambientazione come quelle sviluppate e realizzate del Gruppo Storico Romano di Sergio Iacomoni nell'ambito della loro Scuola Gladiatori.
DOMANDA: Ritiene che la sua Gladiatura abbia un futuro sportivo.
RISPOSTA: Ho proposto il mio sistema alla FESIK, Federazione Educativa Sportiva Italiana Karate e al alcuni Enti di promozione per ottenere un inquadramento nelle discipline affini alle arti marziali e sono in attesa dell'evolversi degli eventi.
DOMANDA: Nel frattempo…?
RISPOSTA: Continuo la pratica e l'affinamento del sistema con alcuni allievi interessati, proponendo stage conoscitivi ad altri colleghi che insegnano le discipline da combattimento e introduco elementi di gladiatura nel corso di karate. Preparare lo spirito ad affrontare il combattimento è una peculiarità delle arti marziali e la Gladiatura Moderna rafforza questa disposizione mentale attraverso la simulazione della realtà che l'uso dell'attrezzo-arma impone agli atleti. Il combattimento per i bambini, grazie alla loro fantasia, rimane un gioco e solo successivamente, in sincronia con la loro crescita psicologica, subentrerà alla concezione del gladio-giocattolo quella del gladio-arma.
DOMANDA: Ritiene che esista una priorità fra le arti marziali orientali e la gladiatura?
RISPOSTA: Nella pratica delle Arti Marziali vengono ripetutamente proposti dei modelli culturali cinesi e giapponesi che hanno oscurato le antiche pratiche guerriere occidentali.
La figura del samurai sembra racchiudere in se tutte le virtù guerriere: fedeltà, obbedienza, abnegazione e quel disprezzo per la vita propria e altrui che rende un uomo una macchina da guerra. Essi si avvalsero della meditazione buddista "zen" per pacificare le loro paure ed essere ancora più efficienti, travisando forse, la moralità del pensiero buddista; appare antitetico cercare la propria essenza integrata con l'universo e tutti gli esseri viventi e poi provare il filo della propria katana sui cadaveri ancora caldi o, peggio, su nemici non ancora morti! I samurai tuttavia misero a punto dei sistemi di allenamento non solo fisico ma soprattutto mentale che contraddistinguono le arti marziali orientali. Myamoto Musashi, spadaccino giapponese del 1600, è indicato come esempio storico del Budo, la Via delle Arti Marziali. Egli scrisse il "Libro dei 5 anelli" dove illustra le tecniche della sua scuola di scherma, la Nito, e si dichiara maestro in tutto avendo raggiunto la maestria nell'uso della katana. Questo, all'età di 50 anni e dopo aver ucciso più di 60 avversari in inutili duelli.
Anche la nostra storia ci propone altrettanti personaggi ed eroi guerrieri, e fra questi ci sono i Gladiatori Romani. Essi provenivano dalle più disparate situazioni: schiavi in cerca della libertà; colpevoli di reati e condannati ai giochi gladiatori; liberti in cerca di fama e onori. Tutti coloro che scendevano nell'arena dovevano combattere con efficace tecnica e forte determinazione, pena la propria incolumità , fossero stati combattimenti lusori, ad armi non taglienti, o con armi affilate. Da qui, a nostro avviso, il collegamento con le arti orientali. La figura di Spartaco il Gladiatore è sicuramente più vicina alla nostra cultura. Si liberò dalle sue catene e guido una rivolta di schiavi tenendo in scacco le truppe regolare romane per alcuni anni con grandi momenti di gloria. Morì da eroe, crocifisso per primo sulla via Appia.
Personalmente preferisco Spartaco e gli ideali di libertà che ha rappresentato rispetto al sentimento di appartenenza ad una casta e all'etica della cieca obbedienza dei samurai, che significa appunto "servitore". Gli orientali e i giapponesi in particolare hanno elaborato dei sistemi di allenamento per il combattimento estremamente efficaci che sono diventati lo standard di insegnamento di qualsiasi arte marziale di qualsiasi nazionalità.
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