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 Circolazione monetaria e commercio nel basso Impero

EconomiaHadrianus scrive "

Nell’impero romano il Soldo era la moneta utilizzata per le transazioni internazionali tagliato in 72 pezzi per libbra e pesava 4,48 grammi d’oro puro e massiccio e le sue frazioni erano il semissis (1/2) e il tremissis (1/3).
Il Tremissis era la moneta più interessante per i nostri studi dedicati agli ultimi drammatici secoli dell’impero d’occidente ed a quello rigoglioso d’oriente nel quale questa moneta diventerà molto popolare sotto la spinte delle riforme istituzionali ed economiche di Giustiniano.
Le monete di bronzo e d’argento servivano per il commercio al dettaglio locale e non venivano considerate per nessun tipo di pagamento oltre i confini cittadini e provinciali.
Il Soldo era molto importante perché dall’occidente veniva quasi tutto convogliato a Bisanzio o comunque sui mercati orientali in cambio di merce pregiata e derrate alimentari non facilmente recuperabili nelle fredde e grigie lande desolate dell’Europa continentale, oltretutto la circolazione aurea rendeva appetibili certi mercati e quindi la moneta doveva essere giocoforza di questo tipo: il Bisante era l’equivalente bizantino del Soldo romano-occidentale e non differiva né per peso né per valore.
Si trattava di veri e propri trasferimenti finanziari ed anche imponenti, al giorno d’oggi farebbero ricordare le transazioni delle grandi smultinazionali che in fondo si comportano come al tempo faceva Bisanzio con i territori annessi all’impero.
Vero la fine del VII secolo a far concorrenza al Bisante arrivò sui mercati orientali e mediterranei il Dirham arabo che conquistò rapidamente molta popolarità e divenne decisamente la moneta più apprezzata.
Questo era dovuto in parte anche al suo aspetto esteriore molto ricco ed appariscente rispetto alla “povera” moneta bizantina, ma tale ricchezza era possibile per via dei continui saccheggi d’oro che gli Arabi facevano in Persia, in Siria e nelle tombe egiziane.
Una volta sui mercati orientali, le monete d’oro “sparivano” sostituite da più banali soldi d’argento e non serviva a molto il continuo richiamo dei governanti bizantini: le carovane che andavano verso il Mar Caspio e l’estremo oriente e quelle che si dirigevano a sud dell’Egitto erano colme del prezioso metallo.
Il governo di Bisanzio per quanto si sforzasse non aveva la possibilità di bloccare questo “furto”, non era nelle sue competenze e comunque l’avanzata islamica avrebbe impedito la messa in funzione di un sistema di salvaguardia monetario.
Cominciò quindi l’immissione forzata di leghe di basso valore che finirono per diminuire il potere d’acquisto della moneta andando quindi anche a diminuire di conseguenza la sistematicità delle transazioni mercantili fino ad allora in atto, creando spirali di staticità economiche destinate a durare nel tempo.
Questo provocò un disagio sempre maggiore e soprattutto un'insicurezza mercantile nemmeno troppo nascosta, il che creò come si poteva ben immaginare contrazioni a livello economico molto dannose e non più sanabili visto la situazione politica e militare del tempo.
Molti studiosi sostengono che la circolazione del solido diede modo alle istituzioni, dal punto di vista storico, di procrastinare la caduta “ufficiale” dell'impero Romano d’occidente ed in effetti fu grazie a questa moneta molto apprezzata che si riuscì per secoli a pagare “tributi” ai vari condottieri barbari in forza all’esercito romano, comandanti di popolazioni che agivano indisturbate dentro il territorio imperiale circolando liberamente come “federati”.
Questo equivaleva per i poveri principi occidentali (ma anche orientali in alcune occasioni) a salvare la faccia “istituzionalmente” pagando in pratica uno stipendio che sapeva più di taglieggiamento forzoso che di guadagno onesto…
Pensiamo che Odoacre, magister militum, chiese ed ottenne per sé 288000 solidi e siamo nel 408, quando egli depose Romolo Augustolo pagò di persona 6000 solidi l’anno per il suo mantenimento, ma crediamo che quei soldi siano rientrati attraverso emissari di Bisanzio sotto forma di tributo personale……
Attila, con la forza delle sue truppe oltre ad un tributo annuo di 151000 solidi pretese pure un pagamento "una tantum" pari a 432000 solidi (già allora si sprecavano le una tantum evidentemente…): così possiamo immaginare questa una delle ragioni per cui i barbari non fecero sforzi per far cadere prima l’occidente, monete d’oro come il solido non erano così facilmente recuperabili a buon mercato e faceva comodo mettere da parte un buon bottino, cosa che le etnie orientali delle steppe avevano da sempre nel sangue.
Ovviamente non dobbiamo dimenticare che rispetto al diritto doganale v’erano alcune particolarità che erano comuni nel medioevo a quasi tutti gli stati all’impero.
Prendendo spunto dalla giurisprudenza in auge nella vita politica ed economica romana occidentale. i naturali successori e continuatori  nell’impero d’oriente appaltavano ai pubblicani l’onere di riscuotere il dazio nella forma di un ottavo del valore delle merci e questo non era di per sé un principio errato perché univa un normale versamento alle casse erariali senza ostacolarne il transito e quindi il libero mercato.
Questo fu in pratica la prassi comune anche nell’alto medioevo fino l’impero esercitò in maniera preponderante l’ufficio attraverso le province e le istituzioni, viceversa sarebbe stato tutto più difficile e lo fu quando le invasioni longobarde deteriorarono l’assetto, se non si fosse trovato un accordo mutuo tra i vari stati.
Quindi si decise che a pagare il tributo o il dazio fosse solamente la merce oggetto d’un affare commerciale mentre al contrario i beni di primaria importanza ne erano esentati o pagavano spesso una cifra simbolica.
Insomma, s’iniziava ad intravedere quella politica di stampo protezionista che sarà il fulcro dell’economia tipica del medioevo centrale soprattutto in Italia.
Resta definito che è ancora comunque un’applicazione di stampo fiscale anche se non sempre si può riconoscere questo e spesso si è portati a pensare a misure di tipo conservativo.
Non dobbiamo dimenticare che un fattore importante era la liquidità che uno stato doveva avere sempre per finanziare un esercito o un problema di carattere sociale .
Era risaputo che la flotta bizantina nell’alto medioevo proteggeva in maniera piuttosto vigorosa il traffico marittimo nel Mediterraneo orientale e gli arabi non avevano ancora l’ardire d’affrontarla apertamente specialmente dopo il rovinoso (e perdente) assedio di Costantinopoli del 719.
Anche nella penisola italica peraltro, a parte la Sicilia, gli arabi non furono mai vincenti e le città del sud Italia continuavano a vedere l’impero come unica entità sovrana, anche se ovviamente non poteva dirsi certamente un rapporto idilliaco come nei secoli precedenti.
A proposito del commercio con gli arabi v’è da dire che il fattore religioso a Bisanzio non prese mai il sopravvento sul rapporto economico e degli affari in genere, anche perché i margini di guadagno erano troppo alti e preziosi per perderli, né la chiesa ortodossa era troppo forte per impedirli.
Si riannodarono quindi tutte le antiche e consuete logiche vie del commercio, ed in questo fu determinante Venezia, che divenne l’alter ego di Bisanzio e in un certo qual senso fungeva da stimolo all’impero per pungolare le sopite imprese mercantili.
Le regioni africane e mediorientali tornarono ad essere privilegiate nel fornire derrate e generi pregiati scambiandoli con legname e ferro, ghiottonerie per i paesi musulmani da sempre carenti di queste materie.
Gli imperatori  così non s’opposero a questa politica in quanto ciò si sarebbe trasformato in un danno per lo stato stesso e questa è per noi una logica più che accettabile.
Nel V secolo, vogliamo ricordare, scomparve la fabbrica occidentale del vetro ed i territori orientale ne divennero invece il centro principale di produzione che comprendeva tutta l’area del Mediterraneo.
Le botteghe scoperte durante degli scavi archeologici in Cilicia, Palestina, Egitto ci mostrarono che in queste zone si producevano grandi quantità di lucerne, ciotole, bottiglie, vetri e pendenti, oltre alla famosissima pasta vitrea che serviva ai bizantini per i mosaici e nel preparare monili.
Insomma ancora una volta di più si poteva notare la molteplicità dei rapporti commerciali attraverso l’impero e la loro importanza nell’economia di Bisanzio, il suo crollo determinò in pochi secoli anche il crollo finale dell’impero stesso.


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