 | La fullonica |
Cincinnatus scrive "antica tintoria dove si lavava a forza di gambe
Poco
distante dalla caserma, procedendo in direzione del museo, si
incontra un'altra interessante testimonianza della modernità del
passato. Si tratta di una fullonica, vale
a dire una tintoria e lavanderia pubblica ancora ben conservata. Ad
Ostia se ne conoscono altre tre. Questa merita una visita: il
monumento permette di rivivere, senza fare ricorso ad eccessiva
fantasia, un aspetto di vita cittadina. Il complesso risale al II
secolo, quando sul trono sedeva l'imperatore Adriano, cioè al II
secolo d.C., periodo di grande sviluppo economico e commerciale per
il porto di Roma.
Chi
voleva smacchiare e sgrassare il mantello e l'abito, dopo un lungo
viaggio tra la polvere e sotto la pioggia, poteva venire qui per un
servizio rapido ed efficace, all'altezza di un centro non solo
commerciale ma anche fornito di strutture ricettive qual era Ostia.
Gli
ingredienti per assicurare abiti splendenti come nuovi? Acqua e,
soprattutto, urina. La pipì, a prescindere dall'età e dal sesso di
chi la forniva, aveva poteri miracolosi per ravvivare i tessuti ed
assicurare agli stessi una tinta brillante e resistente alle
intemperie.
La
materia prima, cioè la pipì, era un bene prezioso, appunto per
l'uso a cui era destinata. L'imperatore Vespasiano ordinò la
realizzazione di punti di raccolta, chiamati appunto “vespasiani”
e fu organizzato un servizio di raccolta mattutina dei “prodotti
fisiologici” per mezzo di carri attrezzati. Questo anche per
evitare la brutta e annosa abitudine dei cittadini di svuotare i
pitali direttamente dalla finestra.
Ci
sono anche tre grandi vasche destinate a contenere l'acqua per
sciacquare i panni, ma l'interesse principale è per le piccole
stanze, ciascuna dotata di un vaso interrato nel pavimento, che si
aprono ai lati dell'impianto. La particolarità di questi vasi
davanti ai quali si trova un muretto, consiste principalmente nella
loro funzionalità. Infatti possono essere considerati antesignani
delle moderne lavabiancheria. Il motore era sostituito dalla forza
delle gambe degli schiavi, che appoggiati al muretto,pigiavano i capi
di vestiario contenuti nei vasi fino a farli tornare puliti.
Nelle
fulloniche di Ostia tutto è rimasto come prima: il muretto è ancora
lì, sbrecciato per il lungo uso di chi vi si appoggiava durante
l'operazione di pestaggio dei capi di biancheria, paragonabile alla
centrifuga automatica delle moderne macchine lavatrici.
A
gestirle erano molto spesso liberti, vale a dire ex schiavi che
restavano legati al dominus, cioè l'ex padrone sostituendolo nelle
attività mercantili poco confacenti alla classe benestante di epoca
imperiale, più incline alla chiacchiera ad all'ozio che al lavoro.
Nota: Articolo tratto da una vecchia agenda dedicata all'area archeologica di Ostia Antica.
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