 | Le insulae |
Cincinnatus scrive "casermoni dell'antichità e problemi sociali
La fama di
Ostia Antica tra gli studiosi e anche semplici appassionati di
problemi storici è dovuta anche alla presenza di molte insulae,
denominazione che indicava edifici molto simili alle moderne
residenze condominiali. Questi fabbricati si sviluppavano in altezza
e disponevano non solo di finestre ma anche di balconi. I piani
superiori erano raggiungibili per mezzo di scale, delle quali sono
rimaste consistenti tracce. A piano terra c'erano i servizi comuni:
lavanderie, stenditoi fontane e, come può capitare, edicole per
qualche divinità alla quale gli inquilini erano devoti.
Abitazioni
romane, somiglianti ai moderni “casermoni” della periferia,
rappresentano uno spaccato vivace della storia sociale di Roma. La
città, sede dell'impero, brulicava di insulae, purtroppo
quasi del tutto scomparse se non fosse per il rudere esistente tra il
Vittoriano e la scala dell'Ara Coeli, e di alcuni locali interrati,
sopravvissuti ai millenni, nella zona di San Paolo alla Regola.
Ostia
offre, dunque, una testimonianza rarissima dell'assetto urbanistico
dei quartieri popolari romani. Ma bisogna aggiungere che una
passeggiata all'interno di questi edifici è anche un'occasione per
scoprire abitudini, aspetti sociali, e problemi dei cittadini di
duemila e più anni fa.
Una,
per esempio, si trova in via di Diana. Vale la pena di andare a
vedere questa Insula
di Diana. E' chiamata così perché nel cortile condominiale, proprio
di fronte alla fontana comune, c'è una targa che raffigura la dea
con i suoi simboli: l'inseparabile arco e un cervo. Diana era,
infatti, la dea della caccia.
Le
insulae sorsero per
fronteggiare l'”emergenza-casa”. Era un problema antico quello
del sovraffollamento: da ciò la soluzione di elevare le costruzioni
in altezza.
Gli
imperatori, peraltro, si erano preoccupati di regolamentare l'altezza
degli edifici.
Così
Strabone, nel quinto libro della sua opera sulla vita dei Cesari, a
proposito di Augusto, ricorda che questi, nell'intento di evitare il
pericolo che crolli, aveva stabilito che l'altezza degli edifici non
dovesse superare i settanta piedi. I suoi successori la confermeranno
e sarà recepita nel Corpus Juris Civilìs, la
grande raccolta di
leggi voluta da Giustiniano.
Ostia,
già nel I secolo d.C., era meta del consistente afflusso di emigrati
dalle provincie
imperiali . Questi complessi sono, dunque, la testimonianza della
triste situazione in cui le famiglie romane erano costrette a
dibattersi: sovraffollamento, pericolo di incendi, alti canoni di
locazione. Il cittadino era costretto ad accettare gravose condizioni
dai proprietari, sempre pronti a sfrattarlo in caso di insolvenza.
L'amministrazione
centrale aveva tentato di varare iniziative nel tentativo di limitare
gli abusi ai danni degli inquilini. Così Nerone aveva provato ad
istituire una forma di equo canone. Inutile: l'unica legge del
mercato delle locazioni era quella del “prendere o lasciare”.
Nota: Articolo tratto da una vecchia agenda dedicata all'area archeologica di Ostia Antica.
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