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 STORIA DELL'IMPERO ROMANO IN NUCE

Lo Stato RomanoHadrianus scrive "

....Enrico Galavotti scrive

STORIA DELL'IMPERO ROMANO IN NUCE
di Enrico Galavotti (tratto dal sito dell'autore HOMOLAICUS)


La storia dell'impero romano può essere letta come un continuo tentativo di trasferire a un livello geopolitico maggiore la soluzione di quegli antagonismi sociali che si presentavano a livelli geopolitici minori. Cioè man mano che la plebe (prima romana, poi italica) rivendicava i propri diritti, i patrizi, pur di non concederli o pur di recuperare il potere perduto, dopo aver concesso taluni diritti, usavano lo strumento della guerra come mezzo (illusorio) per risolvere i conflitti sociali.
Roma ha avuto una nascita e una morte nel sangue. Quando non ha più potuto allargare i propri confini, è avvenuto il tracollo. D'altra parte questa sembra essere una legge di natura: se non si vive al proprio interno una vera democrazia, s'impone inevitabilmente l'esigenza di una dittatura da esercitare all'esterno.
La dittatura è interna alle classi contrapposte (patrizi e plebei) ed esterna tra cittadini romani e tutti gli altri (barbari, stranieri) o tra Roma e le province, con la differenza che quella interna è implicita, mascherata dal principio del diritto (le leggi dovevano essere scritte e doveva esserci un potere giudiziario che le facesse rispettare), mentre quella esterna è esplicita: Cartagine poteva essere completamente distrutta, la plebe romana no.
Con lo sfruttamento delle colonie conquistate, Roma si poteva permettere il lusso di concedere taluni diritti alla propria plebe. La democrazia ha un costo che viene pagato da chi (lontano e nascosto) deve subire la dittatura, almeno finché non sono le stesse province a rivendicare i loro diritti.
Quanta più resistenza opponevano le province a Roma, tanto più gli imperatori erano costretti a scendere a patti coi barbari. Avendo, ad un certo punto, solo una forza militare adatta a difendere l'impero e non a conquistare nuove terre, Roma non poteva che accettare continuamente compromessi col nemico. Solo che più era forte la minaccia di una penetrazione barbarica entro i confini dell'impero, più i poteri forti della capitale, a livello di politica interna, tendevano ad esercitare ampie forme di autoritarismo, al punto che gli imperatori furono costretti più volte a trasferire altrove la loro sede di governo e di comando militare.
P.es. le persecuzioni maggiori contro il cristianesimo avvengono sotto Diocleziano, cioè tre secoli dopo, quando ormai sarebbe stato inutile farle, e sotto di lui il fiscalismo e l'oppressione sociale assunsero livelli inusitati, quando, dopo la crisi durissima del III secolo, sarebbe stato meglio favorire la democrazia e non accentuare la dittatura. Il fatto è che i latifondisti, gli imprenditori, gli alti funzionari statali e militari non volevano assolutamente rinunciare alle loro posizioni di privilegio e tendevano a impoverire la popolazione.
L'ingrandirsi dell'impero non è mai stato un elemento sufficiente per risolvere l'antagonismo sociale, neppure quando alle province si concessero gli stessi diritti della capitale e della penisola italica, né quando si permise a chiunque, fosse anche figlio d'un liberto, di poter accedere a qualunque carica politica e militare.
Gli imperatori rappresentavano soltanto l'illusione della plebe di poter ottenere dall'alto maggiore democrazia contro la corruzione del Senato e dei latifondisti e, in genere, dei poteri economicamente più forti. Quanto più gli antagonismi si facevano duri, tanto maggiori erano le illusioni da parte degli oppressi.
In tutta la storia dell'impero romano non s'è mai vista una rivoluzione politica favorevole alla democrazia. Quella di Spartaco, p.es., non ottenne mai i consensi della plebe romana. A Spartaco mancava un progetto di liberazione che ponesse fine all'antagonismo sociale e non solo al fenomeno della schiavitù, che di quell'antagonismo era soltanto l'aspetto più appariscente. Lo stesso tentativo di democratizzazione sociale da parte dei Gracchi non uscì mai dal limite del semplice riformismo.
L'unico vero progetto di liberazione sociale, politica e culturale, che andasse al di là delle differenze etniche, è stato quello di Gesù Cristo, che però finì tragicamente, anche per i tradimenti all'interno dello stesso movimento nazareno, prima e dopo la sua morte.
In una situazione del genere il crollo dello Stato non poteva che essere rovinoso, e i barbari (essenzialmente i Germani) non potevano essere visti che come liberatori.
Tuttavia la catastrofe non si verificò nell'area bizantina, che anzi poté resistere per un altro millennio, grazie a una serie di importanti ragioni:
·    in questa regione lo schiavismo fu meno duro (come già lo era stato sotto i greci);
·    le istituzioni politiche arrivarono prima ad accettare il cristianesimo;
·    la chiesa cristiana evitò sempre di contrapporsi politicamente all'imperatore (al massimo gli si opponeva sul piano ideologico, quando lo Stato interferiva nelle decisioni dei concili o dei sinodi);
·    nei confronti dei barbari ci furono maggiori forme di intesa, soprattutto grazie alla mediazione della chiesa;
·    lo Stato appariva come un ente che favoriva aggregazioni di tipo collettivistico (sul piano militare e socioeconomico) e tendeva ad ostacolare un controllo assoluto delle realtà locali da parte dei latifondisti.
Lo Stato bizantino era sì fiscalmente esoso, ma lo era nei confronti di tutti e là dove non poteva esserlo nei confronti del piccolo contadino, cercava di favorire una gestione collettiva della terra, in maniera tale da distribuire il carico fiscale su realtà collettive, in cui tutti fossero responsabili.
L'impero bizantino crollò per tre ragioni:
·    volle essere uno Stato teocratico, intenzionato cioè a imporre un unico credo religioso (quello della chiesa ortodossa), e questo inevitabilmente favorì la separazione delle aree provinciali dell'impero, che infatti furono le prime a soccombere agli arabi e ai turchi;
·    non riuscì mai a compiere una vera riforma agraria con cui spezzare definitivamente i latifondi e ridistribuire le terre ai contadini (cosa che si riuscirà a fare solo mezzo millennio dopo con la rivoluzione russa);
·    in tutti i momenti di gravi tensioni belliche col nemico esterno, gli imperatori pensarono di ottenere, in nome di medesimi ideali cristiani, un aiuto sincero da parte delle forze politiche e religiose dell'area occidentale (cattolica) dell'impero: cosa che queste non concessero mai, avendo anzi l'intenzione di contribuire al crollo di Bisanzio e alla spoliazione di tutti i suoi beni (tutte le crociate avevano anzitutto lo scopo di abbattere il potere dei bizantini e solo secondariamente quello di contenere l'avanzata arabo-turca).
(www.homolaicus.com)

 
Fonti
·    Porcaro Angelo, Appunti di storia romana, 2009, Boopen
·    Mastrocinque Attilio, Storia romana, 2006, Pàtron
·    Vitucci Giovanni, Linee di storia romana. Con note critiche e bibliografiche, 2007, Nuova Cultura
·    Elementi di storia romana, 2008, Edizioni Giuridiche Simone
·    Clemente Guido, Guida alla storia romana, 2008, Mondadori
·    Bessone Luigi; Scuderi Rita, Manuale di storia romana, 2005, Monduzzi
·    Storia dell'agricoltura italiana. Vol. 1/2: L'età antica. Italia romana, 2010, Polistampa
·    Lo Cascio Elio, Crescita e declino. Studi di storia dell'economia romana, 2009, L'Erma di Bretschneider
·    Storia d'Europa e del Mediterraneo. Vol. 3/6: L'ecumene romana. Da Augusto a Diocleziano, 2009, Salerno
·    Bussi Silvia; Foraboschi Daniele, Le parole chiave della storia romana, 2008, Carocci
·    Bessone Luigi, Senectus imperii. Biologismo e storia romana, 2008, CLEUP
·    Levi Adolfo, Storia della filosofia romana, 2008, Victrix
·    Storia romana. Antologia delle fonti, 2008, Monduzzi
·    Pani Mario; Todisco Elisabetta, Storia romana. Dalle origini alla tarda antichità, 2008, Carocci
·    De Leon Daniel, Due pagine di storia romana. Magnati plebei e dirigenti sindacali, 2007, Dedalo
·    Formigoni Candini Wanda, Dalla scienza giuridica romana all'educazione alla convivenza civile. Appunti di didattica e laboratorio della storia antica e educazione civica, 2007, Aracne
·    Fanizza Lucia, Emilio Betti. Continuità e imperium nella storia costituzionale romana, 2007, Le Lettere
·    Urso Gianpaolo, Cassio Dione e i magistrati. Le origini della Repubblica nei frammenti della storia romana, 2005, Vita e Pensiero
·    Zerbini Livio, La città romana. Storia e vita quotidiana, 2005, Giunti Editore
·    Mazzanobile Marianna, Storia del consolidamento. Vol. 1: L'età romana, 2005, Aracne
·    Storia romana e storia moderna, 2005, Edipuglia


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