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Premessa
L'esame
dei ghiacci in profondità della Groenlandia e del lago Vostok in
Siberia dimostra che la Terra è stata investita periodicamente da
lunghi periodi di 100.000 anni di freddo glaciale su cui si è innestato
un ciclo secondario di 41.000 anni. Le ere glaciali sono state
intervallate da brevi periodi di caldo, di 13.000 anni circa, dette ere
interglaciali.
Ciò corrisponde alle variazioni periodiche
dell'eccentricità dell'orbita e della precessione dell'asse terrestre.
I carotaggi dimostrano inoltre la perfetta coincidenza dell'incremento
delle temperature con gli incrementi dei livelli di concentrazione di
anidride carbonica e metano nell'atmosfera. Si ritiene che ciò sia
stato dovuto al rilascio di tali gas da parte degli oceani che si erano
surriscaldati con conseguente amplificazione e accelerazione del
fenomeno.
Tuttavia anche le minori oscillazioni di
temperatura e umidità nell'ambito della stessa ultima era integlaciale
hanno avuto un impatto fondamentale sulla vita dell'umanità fino a
modellarne la società e a influire sul percorso della Storia.
Introduzione
Fino
al 13.000 a.C. l'Europa del Nord era ricoperta di ghiacci perenni da
decine di migliaia di anni mentre l'umanità viveva in caverne per 9
mesi all'anno riscaldandosi col fuoco, cucendo aderenti vestiti in
pelle, dipingendo sulle parete splendide opere d'arte. Quando il lungo
inverno finiva le poche decine di migliaia di cacciatori uscivano
armati di lance e cacciavano giganteschi branchi di renne e altri
animali con suprema abilità.
Ma da quel momento il clima
iniziò a cambiare drasticamente. In 20 secoli le temperature salirono
di oltre 20 gradi e nuovi venti iniziarono a soffiare dall'Atlantico
carichi di umidità e piogge. I cambiamenti furono così veloci che gli
stessi uomini preistorici potevano notarli. Era iniziata la fase
interglaciale in cui noi ancora oggi viviamo. Era iniziata una lunga
estate calda.
A seguito di tale riscaldamento nel
12.000 a.C. l'Europa era già ricoperta di nuove grandiose foreste di
betulle e querce che si perdevano a vista d'occhio nel continente
cambiando radicalmente non solo il paesaggio ma l'intero Habitat degli
uomini di Cro-Magnon.
La Preistoria
Questo
mutamento climatico spiazzò quegli uomini in quanto le loro
tradizionali prede si erano estinte o erano emigrate più a nord. Questi
si adattarono emigrando, ma anche adottando una nuova dieta. Si
rivolsero alle piante commestibili, ideali da immagazzinare per lungo
tempo e da carnivori divennero onnivori. La caccia era sempre
importante ma la selvaggina era sempre più sparsa e imprevedibile.
Occorrevano nuove soluzioni più avanzate.
Nel
giro di alcuni secoli attorno al 10.000 a.C. venne così inventata e
perfezionata una delle tecnologie più rivoluzionarie nella storia
dell'umanità: l'arco e la freccia.
Questa arma dava vantaggi mai
raggiunti prima. Era in grado infatti di colpire uccelli in volo,
animali a grandi distanze e offrire molti occasioni di lancio restando
al riparo e lontano dai pericoli.
Nel Medio Oriente le
popolazioni locali si erano adattate a cibarsi di ghiande, pistacchi e
frutta secca che crescevano abbondanti grazie alle nuove piogge e a
completare l'alimentazione con la caccia di gazzelle. La lavorazione
delle piante richiedeva una gran quantità di tempo a carico delle donne
ma aveva il vantaggio di essere molto nutrienti. Queste popolazioni
iniziarono quindi a diventare stabili, abbandonarono il nomadismo e
diventarono sempre più numerose.
Ma nell'11.000 a.C.
avvenne l'imprevedibile. Un gigantesco lago nel Nord America, al centro
di un delicato equilibrio climatico, iniziò a gonfiarsi d'acqua
proveniente dalla calotta glaciale adiacente in fase di scioglimento.
Ad un certo punto le acque del lago inondarono un fiume come un
diluvio. Il lago si svuotò in pochi mesi e la sua acqua dolce e fredda
finì nel Golfo del Messico che invece era costituito di acqua calda e
salata. Per mille anni la Corrente del Golfo si fermò e l'Europa, non
più lambita da questa, sprofondò nel freddo. Il Medio Oriente fu
investito da una siccità senza precedenti. Poi la corrente riprese e il
clima tornò favorevole.
Fu questa crisi climatica che
spinse gli uomini a sperimentare una nuova soluzione per
l'alimentazione, la coltivazione di piante selvatiche. Soprattutto
lenticchie, segale e farro. Poi l'orzo, i piselli, il lino. I contadini
imparono presto a selezionare i semi per le piante migliori e più
produttive. La nuova tecnica si diffuse rapidamente in Medio Oriente e
forse fu inventata simultaneamenre in vari luoghi. In ogni caso si
trattava di un altro passo gigantesco verso la civiltà.
Con
il cambiamento dei mezzi della produzione cambiarono anche i modelli
religiosi. Per millenni nell'era glaciale gli uomini avevano creduto di
essere circondati dagli spiriti degli animali e di poterli controllare
o favorirne la cattura con i riti degli sciamani. Ora invece
l'agricoltura rendeva sempre più centrale l'esigenza di controllare le
piogge e la fertilità della Terra. L'avvento dell'agricoltura quindi
favorì l'ideazione del concetto della dea madre, della madre Terra,
degli dei che ripetono il ciclo delle stagioni.
Nel 6200
a.C. iniziò un'altra crisi climatica simile a quella precedente e con
la stessa origine Atlantica. La conseguenza immediata fu un crollo
dell'umidità e delle temperature in Medio Oriente. Questa crisi culminò
nel 5600 a.C. con il cataclisma che portò alla formazione del Mar Nero
dove prima c'era un lago d'acqua dolce circondato da villaggi di
contadini. Questo era separato da una diga dal Mar Mediterraneo che
cedette sotto l'azione di venti e maree.
Si ritiene che
il racconto del diluvio universale nell'Epopea di Gilgamesh e ripreso
più tardi dalla Bibbia abbia a che vedere con questo cataclisma di
immani proporzioni.
Anche questa siccità non passò
senza conseguenze nella storia dell'umanità. I contadini che erano
emigrati in Mesopotamia Meridionale particolarmente fertile iniziarono
dapprima a controllare i fiumi costruendo argini e successivamente
passarono all'irrigazione. Naquero così le prime città del mondo grazie
alla concentrazione di manodopera che il sistema di irrigazione
richiedeva. Centri urbani come Ur, Uruk, Eridu, Nippur nel IV millennio
da piccoli vilaggi erano diventati delle vere città con una
stratificazione sociale sofisticata. Successivamente una nuova ennesima
ondata di siccità nel 3800 a.C. impose un secondo livello di
complessità nella gestione dell'irrigazione e ciò portò la
gerarchizzazione della società che divenne ancora più complessa. Fu
così che lentamente comparve il ruolo del sovrano e le città della
Mesopotamia divennero vere e proprie città-stato in competizione tra
loro.
Tuttavia più le società diventavano complesse e più
diventavano vulnerabili alle successive crisi climatiche più gravi. Nei
millenni successivi contribuirono a destabilizzare faraoni e sovrani,
interi regni e imperi vennero spazzati via da popoli invasori mossi
dalla fame generata dalla siccità. L'esempio più drammatico è stato il
nuovo ciclo di siccità del 1.200 a.C. che mise in movimento i Popoli
del Mare. Questi si riversarono in Anatolia dove l'Impero Ittita stava
soffrendo la carestia per gli stessi motivi. Non sono chiari le origini
di questa siccità nè gli esperti sono certi della sua vastità ma in
quel periodo cadde la civiltà micenea e cretese mentre gli Egizi
dovettero subire pesanti attacchi alle loro frontiere da parte dei
Libici e dagli stessi Popoli del Mare.
Come ha scritto
Brian Fagan nel suo splendido libro La Lunga Estate: "Dietro questi
importantissimi eventi storici vi furono l'invisibile forza
dell'atmosfera e degli oceani, l'irregolare altalena della Corrente del
Nino e del Golfo. Le piogge monsoniche che avanzavano e si ritiravano
portavano siccità, povertà e guerre" su scala continentale se non
addirittura planetaria.
L'Epoca Romana
Anche
in epoca romana si sono avute variazioni climatiche significative anche
se non catastrofiche come quelle appena descritte. Nell'Europa Centrale
le società celtiche si erano trasformate, nei secoli precedenti, in
società guerriere essendo sempre più sovrappopolate ed essendo giunto
dall'Asia il cavallo. Questo fenomeno potrebbe essere stato accelerato
dall'intenso freddo che si manifestò in tutta Europa nel IX sec. a.C.
A
partire dal 300 a.C. per motivi poco chiari la linea di separazione tra
la fascia climatica mediterranea e quella continentale (ecotono) si
spostò verso Nord.
Roma quindi, con la sua agricoltura
avanzata adatta al nuovo clima, guadagnò subito in potenza . Essa
inoltre aveva interesse a conquistare la Gallia e la Britannia proprio
perchè il nuovo clima rendeva quelle regioni idonee alla coltivazione
della vite e del grano. Le coltivazioni dei cereali permettevano
infatti di mantenere le legioni di stanza ai confini e dare un senso
economico alla conquista.
Nel 300 d.C. l'ecotono iniziò a
spostarsi di nuovo verso sud, sulla costa mediterranea e ciò comportò
la crisi dell'agricoltura gallo-romana in Europa. Nel 500 d.C. il clima
era ormai freddo e secco rendendo difficile la coltivazione dei
cereali. Questa crisi climatica non solo colpì l'Impero Romano
direttamente al cuore della sua produzione, il che come è noto ebbe
come conseguenza un forte calo della popolazione (si ritiene 20 milioni
di abitanti) ma mise in movimento i popoli germanici e quelli asiatici
(Unni) che erano in condizioni economiche ben peggiori, non potendo
questi compensare il crollo dei raccolti con forniture da altre regioni
o con soluzioni tecniche avanzate. Che in tutto l'impero ci siano stati
gravi problemi di siccità e una caduta della produzione agricola è
anche confermato da numerosi storici antichi che lamentarono la
sterilità della terra e l'abbandono dei campi.
L'emigrazione
dei barbari verso il Sud fu quindi inevitabile e diede origine alle
invasioni che indebolirono ulteriormente l'Impero Romano fino a
portarlo al tracollo.
In altri termini la crisi
climatica e il conseguente calo della produzione agricola provocarono
un indebolimento economico, demografico e sociale sia di Roma che dei
barbari e questo travolse alleanze e sconvolse ogni equilibrio politico.
Il Medio Evo e l'Era Modena
Nel
900 d.C. l'ecotono mediterraneo si spostò ancora una volta verso nord e
si ristabilirono le condizioni che avevano favorito l'Impero Romano in
passato.
Le lunghe estati permisero di aumentare la produzione dei
cereali e della vite proprio mentre venivano introdotte nuove tecniche
agricole. La conseguenza, come è noto, fu un forte incremento
demografico che a sua volta mise in moto il rilancio economico, sociale
e politico dell'Europa senza il quale non ci sarebbe stato
probabilmente nè l'Umanesimo nè il Rinascimento.
La nuova
situazione climatica attorno all'anno 1000 d.C. permise inoltre ai
Vichinghi di conquistare l' Islanda e la Groenlandia e molto
probabilmente a metter piede provvisoriamente in Nord America.
Mentre
l'Europa viveva un periodo d'oro, alla fine del I millennio l'America
Centrale veniva colpita da una siccità della durata di 3 secoli. La
civiltà Maya, che con le sue città sovrappopolate viveva già ai limiti
dell'equilibrio ecologico grazie a una intensa irrigazione, non resse
l'urto della crisi e nel giro di alcuni decenni le sue città vennero
abbandonate, la civiltà scomparve nella giungla. Le cause del collasso
Maya sono ancora poco chiare. La situazione politica era caratterizzata
da continui conflitti locali e con nemici esterni, ma la siccità oltre
ad aggravarla deve aver dato il colpo di grazia ad un sistema già in
crisi.
Poichè sappiamo che i regni Maya erano ben
organizzati, molto militarizzati e in perenne guerra tra loro, ci si
potrebbe chiedere quale esito avrebbe avuto la conquista spagnola,
secoli più tardi, se questa civiltà fosse sopravissuta, se Cortès e
Pizarro si fossero scontrati anche coi Maya anzichè solo con gli
Aztechi e gli Incas più remissivi e influenzabili.
Comunque
anche la fase favorevole all'Europa finì dopo 4 secoli. Nel 1315
infatti iniziò una stagione piovosa che per anni mise in ginocchio la
produzione agricola europea con una conseguente devastante carestia che
comportò la morte di milioni di persone. Quella fase fredda si prolungò
fino al 1860 quando la temperatura riprese a salire di nuovo.
E' noto che si attribuisce l'inizio di questa nuova tendenza all'effetto serra provocato dall'attività umana.
Secondo
i modelli standard la fase calda, interglaciale, dovrebbe essere già
terminata e dovrebbe iniziare una lunga glaciazione. Ma le elevate
emissioni di anidride carbonica (e non solo) sembrano sconvolgere ogni
previsione.
Di certo l'umanità ora, con la sua società
complessa come non mai, si trova di fronte ad un bivio. Il futuro del
clima e di tutto il pianeta, questa volta, è solo nelle sue mani.
Bibliografia:
"La lunga estate" di Brian Fagan, Codice Ed.
"Storia del clima" di Pascal Ascot, Donzelli ed.
www.edicolaweb.net/atlan05a.htm
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