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SignaInferre :: View topic - Riflessioni sui primi storici greci e romani
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Riflessioni sui primi storici greci e romani

 
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Hadrianus
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Joined: Oct 30, 2003
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PostPosted: Thu Mar 24, 2011 4:57 am    Post subject: Riflessioni sui primi storici greci e romani Reply with quote

Quando parliamo degli storici antichi dobbiamo sicuramente fare alcune riflessioni di fondo per capire come si muovevano e come operavano nell’ambito delle loro società.
Gli storici greci ovviamente erano antecedenti ai loro colleghi romani e concepivano la narrazione della storia come un compendio di studi sui canti omerici oppure d’epica antica, di mitologia, di luoghi degli avvenimenti e di una cronologia più accurata possibile ma senza eccedere (tanto nessuno avrebbe potuto controbattere).
Soprattutto i greci non consideravano la loro storia come la storia della Grecia/Stato, questo per loro era inconcepibile, parlare di un popolo unito era semplicemente impossibile, da qui i molti dubbi nati sulle descrizioni degli avvenimenti, un po’ costruiti a posteriori.
Anche i primi storici romani seguivano la stessa strada greca riguardo a mitologia ed epica, ma partivano sempre dal presupposto di raccontare le vicende di uno Stato unico e quindi con finalità bene precise, l’avvenimento doveva essere coerente con la politica di Roma.
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Hadrianus
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PostPosted: Thu May 05, 2011 4:58 am    Post subject: Reply with quote

Parlando del lavoro dei primi storici greci dobbiamo necessariamente escludere sia la sociologia che l’economia, praticamente mai trattate oppure in minima parte: questo c’impedisce sostanzialmente di concepire attraverso la lettura dei testi (o di quello che viene tramandato) la chiave “moderna” del fatto storico, quello che si consoliderà dopo a partire dal V° secolo aC ca.
Ciò era del tutto logico perché alla base della storia vi era la lotta per la salvezza del territorio ellenico impegnato nella dura lotta contro i persiani prima e per la supremazia sullo stesso territorio nella secolare guerra tra Atene e Sparta: gli storici del tempo quindi si fecero carico di creare basi più solide per lo studio attraverso il resoconto del cambiamento e dell’evoluzione nella società in cui la collettività inizia a prendere il sopravvento rispetto all’individuo epico e leggendario.
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PostPosted: Thu Jun 09, 2011 5:40 am    Post subject: Reply with quote

Un esempio pratico è la vicenda più nota, quella di Leonida e dei trecento spartani morti alle Termopili: qualche secolo prima non si sarebbe nemmeno scritto su un fatto come questo considerando la sconfitta, al tempo dell’avvenimento invece la vicenda diventa un fatto sociale prima ancora che militare: è l’intera Sparta che partecipa alla morte degli opliti.
Muore il re condottiero ma muoiono anche i semplici soldati e tutti vengono tenuti nella stessa considerazione, gli storici riportano il fatto certamente elogiando l’etica e ammantandola anche di toni leggendari ma al tempo stesso ci mostrano a cosa sia servito il loro sacrificio in termini di vantaggi economici, logistici ed ovviamente militari con l’arretramento del fronte all’Istmo di Corinto che permise una più saggia amministrazione di beni e risorse umane.
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Hadrianus
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PostPosted: Mon Oct 10, 2011 5:45 am    Post subject: Reply with quote

Un aspetto molto importante presente praticamente tutti gli storici del tempo era quello che essi dedicavano a “costruire” attraverso le loro lezioni gli uomini di stato, o meglio, coloro che giovani studenti sarebbero diventati successivamente degli uomini di stato.
Di conseguenza, nello scrivere essi dosavano sapientemente e “filtravano” gli avvenimenti in maniera che lo studente (perché in effetti era in realtà l’unico vero destinatario finale del testo) conoscessero i fatti per rapporto alla politica fino allora adottata dalle istituzioni.
In pratica la storia doveva divenire di “pubblica utilità”: gli storici greci e romani non erano sognatori e moralisti pedanti, il pragmatismo era il loro forte, proprio per questo appaiono molto più veritiere le loro analisi rispetto a chi filosofeggiava in una sorte di grande intrattenimento mediatico (per il tempo) spesso inconcludente.
La loro analisi era quella dello Stato, se si doveva commentare una sconfitta la si citava senza remore, in modo pragmatico fornendo i dati relativi e tutte le preposizioni utili affinchè sia possibile comprendere gli errori e studiare il metodo migliore perché essi non vengano ripetuti: così si creavano gli uomini uomo di Stato chiamati successivamente a condurre le istituzioni.
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PostPosted: Sat Jan 14, 2012 10:23 am    Post subject: Reply with quote

Lo storico greco, come il resto della società, era indubbiamente indissolubilmente legato alla Polis ed alla sua organizzazione, appare quindi chiaro che i suoi resoconti tenessero conto di tale situazione, ed ecco perché in realtà rispetto agli storici romani essi peccavano probabilmente di molto meno pragmatismo pur risultando sempre molto oggettivi: cambiava per cui l’atteggiamento, l’approccio non la sostanza.
Bisognava tener conto quindi anche delle virtù individuali che generavano i fatti storici, probabilmente l’insieme della visione di uno storico greco appare senz’altro come la capacità del singolo di partecipare alla vita comune mentre in quello romano spesso è più palese il contrario, sebbene s’incontrino pareri discordanti in molti studi.
Con ogni probabilità lo storico greco vedeva nell’autarchia la funzione principale (sia a livello individuale che generale) della vita socio-politica e quindi sostanzialmente da trasmettere ai posteri o da analizzare, autarchia vista come libertà da schemi prefissati, cioè il bastare a sé stessi, cosa che appariva francamente inconcepibile per uno storico romano.
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Hadrianus
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PostPosted: Thu Feb 16, 2012 5:56 am    Post subject: Reply with quote

Un esempio di diversità tra gli storici senza dubbio si può rilevare sulla condizione dello schiavo greco che perdeva molto rispetto alla sua identità territoriale originaria, la società greca non metteva mai in discussione la legittimità dello schiavismo e spesso anche chi veniva emancipato si sentiva estraneo all’idea di un suo ritorno nella patria d’origine.
Così gli autori greci ci spiegano bene quali sono i popoli migliori per questo tipo d’attività e senza troppi problemi illustrano riccamente le qualità che si devono ricercare ed anche le fonti letterarie o epigrafiche da loro redatte o riportate ci indicano le regioni migliori dove portare a termine gli affari, insomma dove trovare questo tipo di mano d’opera.
Lo storico greco spiega che le origini di un buon schiavo sono importanti perché garantiscono un buon lavoro e poca contestazione, insomma mentre lo storico romano concepiva lo schiavismo come un normale “mezzo di produzione” legittimato dalla potenza dell’Urbe lo storico greco cercava di dare anche una spiegazione razionale, in fondo non cambiava nulla dal punto di vista sociale.
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